Il parcheggio, questo sconosciuto.

Bata - Via Roma - Acri

Se c’è una cosa che adoro del Sud, rispetto al Nord, è il senso di tolleranza, ovvero quell’attitudine a ribadire che qualsiasi evento, circostanza, anche le più difficili, possano essere oggetto di leggerezza e, a volte, ironia e giovialità.

Questo aspetto è insito in quel seme di creatività che differenzia, non poco, le genti mediterranee, aperte, solari, empatiche, da quelle alpine-nordiche, chiuse, cupe, poco comunicative, difficilmente disponibili ad aprirsi vero l’altro. Alla nostra gestualità, al toccarsi, abbracciarsi, stringersi la mano, tutti segnali di cordialità, corrisponde, nell’animo nordico una freddezza e timore di contatto che un comico fustiga con “la paura che mi stiano rubando il portafoglio”.

Tuttavia questo eccesso di creatività, come ogni eccesso, si porta appresso, in diversi casi, una serie infinita di civiche negatività, tra le quali, nota e diffusa da Roma in giù, la cosiddetta “sosta selvaggia”, la più macroscopica, la più insidiosa e la più evidente, in termini di sottrazione dello spazio e mancanza di rispetto verso l’altro.

Ad Acri, e ancora più a sud senza dubbio, parcheggio è un termine sconosciuto, anzi se gli acresi, i meridionali in genere, potessero abolirlo dal dizionario lo farebbero con estrema gioia; mentre da Roma in su parcheggio è rispetto di una porzione di spazio assegnato alla mia automobile, magari in strisce blu o bianche, magari a pagamento, magari con il rischio che si prenda una sonora multa se non si sta dentro quella regola collettiva.

La nostra è ormai una pessima abitudine, un senso comune, diffuso, atavico di “ribellione” alle norme, quindi una consuetudine troppo tollerata, tra l’altro, non solo dallo stesso cittadino che attua e poi subisce il disagio del parcheggio anche in terza fila, ma da una sciocca superficialità di amministratori locali più preoccupati di non “scontentare”, con una qualsiasi sanzione, il cittadino irrispettoso degli spazi di sosta, quindi dello spazio comune, piuttosto che di educare alla regola minima come livello essenziale di civica convivenza. Le situazioni, in centri come Acri, sono poi rese ancora più difficili dalla condizione delle strade, piuttosto strette nelle aree centrali e commerciali, in salita e discesa, e con un piano del traffico, quindi dei flussi di mobilità, totalmente inesistente e privo di qualsiasi logica. Chi lo abbia redatto questo piano della circolazione non è dato saperlo, ma sta di fatto che tende ad incentivare l’uso indiscriminato dell’auto, a concentrare in alcune zone quantità assurde di traffico, a fare perversi circuiti di sensi unici che obbligano, per raggiungere qualsiasi zona, a percorrere distanze assurde!

Alla mobilità ecologica e sostenibile -questa si che è invenzione creativa- ci obbliga l’essere cittadini europei, al nord ormai realtà quotidiana praticata! Necessità e obblighi, conquiste civili e sociali, che non possono essere ancora ignorate anche in una piccola città come Acri, che tra l’altro è così estesa, dilatata, caotica, da “obbligare” l’uso dell’auto per ogni banale esigenza.

Il parcheggio questo sconosciuto non finirà mai, se mai si prenderanno minimi provvedimenti basilari, mai si rieducherà la città ad un uso corretto dello spazio pubblico, costruendo alternative all’uso indiscriminato dell’automobile, pensando, anche solo come sfida creativa e di progresso, a bus elettrici-navetta per i vari luoghi nevralgici e le estremità distanti dell’ampia città diffusa. E non mi si dica come al solito che è impossibile farlo ad Acri come altrove al sud, perché è la solita e ritrita lagna, “u damientu”, il disco rotto che “qui non si può fare niente”.

Perdiamo una montagna di finanziamenti dalla UE proprio perché non siamo capaci di innovare, di intercettare le sfide del vero cambiamento, di tradurre le risorse nell’attuazione di progetti intelligenti, come il muoversi ecologico che contempla meno auto, meno parcheggi, meno disagi, meno inquinamento. E come al solito, l’equilibrio, in tutte le cose sta nel mezzo: se noi “mescoliamo” la nostra creatività mediterranea con una sana attitudine alle conquiste civili d’Europa, saremo i primi. L’alternativa -ignorando le opportunità di trasformazione dei programmi comunitari- è restare sempre in serie B, oppure essere addirittura declassati ancora più in basso!

Pino Scaglione

Bata - Via Roma - Acri

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