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Il “Palio del Principe di Bisignano”, un modello per riappropriarsi degli antichi fasti

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Cesare Orlandi, nel terzo tomo del libro: “Delle città d’Italia e sue isole adiacenti. Stamperia Augusta, Perugia, 1774”, incomincia la descrizione di Bisignano con queste parole: “È situata … nel Senno della Calabria Citeriore … riguardando Ella dalla parte di Tramontana la Città di Corigliano nell’Adriatico, e da quella di Ponente la Città di Paola nel Mediterraneo. … Essa … è collocata sul dorso di sette Colli, in mezzo de’ quali su d’un Monte molto elevato è stato un gran Castello, che prevalentemente è tutto diruto, e se ne veggono appena i miseri avanzi. Diedesi alla divozione di Annibale …”
Il libro, in questi brevi cenni, attesta le condizioni fisiche del Castello dei Principi Sanseverino prima dell’anno di stampa, ma dopo gli effetti sulle strutture murarie del sisma verificatosi il 14 luglio 1767 (intensità IX), con epicentro a S. Agata-Luzzi.
Non dobbiamo, però, credere che fosse distrutto fino al livello delle fondazioni: la frase “è tutto diruto, e se ne veggono appena i miseri avanzi” potrebbe far pensare a resti di mura e di torri centrali, senz’altro non abitabili, ma elevati e stabili.
Lo stato di abbandono della residenza dei Sanseverino deve aver spinto i cittadini bisignanesi, dalla metà del 1700, ad asportare materiale dalle strutture murarie per riutilizzarlo in costruende abitazioni private.
Il continuo saccheggio ha comportato, verso la metà del 1900, la scomparsa quasi totale del Castello. A quel tempo, gli amministratori di Bisignano si sono trovati con il bisogno di spazi per soddisfare le esigenze della cittadina che andava ad estendersi sulle sommità di 8-9 colli, posti a quote più basse di circa 60-70 metri, intorno alla collina centrale. La suddetta collina, sede del Castello, era ormai spoglia di antiche vestigia e poteva risultare utile a nuovi assetti urbanistici: Bisignano, come le città che avevano rinunciato ad imponenti monumenti storici, poteva “sacrificare” l’area che non presentava alcun reperto visibile (la cittadina di Chiari, BS, invece aveva demolito il suo castello medievale per dare lavoro agli allevatori di bachi da seta in crisi economica per la siccità del 1859)!
Per facilitare l’accesso gli amministratori comunali hanno pensato di abbassare la sommità di 37-38 metri, portandola da una quota di m 411 ad una di m 373-374 s.l.m.. Lo scavo ha permesso di ricavare un’area pianeggiante di circa 2,5 ettari su cui sono stati costruiti edifici di pubblica utilità (palazzo municipale, scuole, poliambulatorio, palestra, teatro, verde attrezzato). Il terreno sbancato, poi, è servito a riempire la vallecola adiacente il corso principale e a dotare la cittadina di una seconda piazza.
La decisione sarà stata senz’altro sofferta ma imposta dalle necessità urbanistiche di Bisignano. Oggi, dopo 60 anni ed alla luce della rivalutazione dei centri storici, si può pensare che lo sbancamento della collina abbia privato la città degli avanzi del Castello, che, pur miseri, avrebbero testimoniato la figura del Principe Sanseverino nella storia medievale e moderna dell’Italia. In altre parti, si è fatto di tutto per mostrare le successioni storiche alla collettività (Ostuni, Taranto, ecc.). Forse, all’epoca occorreva determinazione a chiedere l’intervento delle personalità politiche più lungimiranti, come quelle che salvarono per ben due volte il Castello di Taranto (VIII- XV sec.) dalla totale demolizione per edificarvi residenze civili (nel 1863 il Sen. Cataldo Nitti, e nel 1919-20 l’allora PCM, On. Francesco Saverio Nitti).
Proprio per recuperare gli antichi fasti di Bisignano, alcuni cittadini, da circa trent’anni, hanno costituito il “Centro Studi e Spettacoli sulle Tradizioni Popolari – Il Palio -”. Queste persone devono aver convenuto che anche senza il Castello rimaneva, comunque, indelebile la storia della loro città e quella dei Principi Sanseverino. Occorreva, allora, una manifestazione che servisse a ricordare il loro passato, i personaggi storici, i luoghi, gli usi, le tradizioni che avevano caratterizzato Bisignano. Nel 1991 si iniziò, così, ad organizzare il “Palio del Principe” proponendo una giostra cavalleresca fra gli otto rioni (Cittadella Coscinale, Giudecca, Piano, Piazza, San Pietro, San Simone, Santa Croce, San Zaccaria), preceduta da un corteo storico in costumi cinquecenteschi a rievocare la donazione della Chinea Bianca al Papa di Roma, e dall’esibizione degli sbandieratori. Per tutta la durata del Palio non potevano mancare sagre gastronomiche propiziatorie, giochi popolari o convegni storico-culturali (l’ultimo del 2019, in omaggio a Matera capitale europea della cultura, è stato sul tema: “Felicia Sanseverino dei Principi di Bisignano artefice dello sviluppo urbano e della crescita culturale della città di Matera a metà Cinquecento”).
Il Palio del Principe è diventato un fiore all’occhiello della città di Bisignano per la sensibilità dei suoi abitanti. C’è da augurarsi che la volontà di questi benemeriti bisignanesi possa fare scuola in altri paesi per stimolare le Amministrazioni a riappropriarsi delle loro storie plurimillenarie, da tempo trascurate!
Francesco Foggia

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