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Don Giuseppe Villani

Don Giuseppe Villani

“Ah! Ricordatelo, Sangiacomesi, su quale glorioso fondamento siete stati edificati, qual Nome glorioso avete assunto, sotto quale potente patrocinio conducete la vita. Ricordatevelo, dico, per imitarne il coraggio nella giustizia, lo zelo nel servizio di Dio, la purezza nei costumi, nella vita; la santità, la gloria”.

Con queste parole, Don Giuseppe Villani, primo parroco della neonata parrocchia di San Giacomo apostolo, nel comune di Acri, esortava i suoi parrocchiani. Con lo stesso fervore nella fede e nello spirito, don Giuseppe accompagnò la sua comunità verso una crescita non solo spirituale, ma anche sociale e culturale, per ben trentaquattro anni. La storia di quest’uomo straordinario si legò strettamente al piccolo paese di San Giacomo d’Acri, sede della parrocchia, nel 1922, col suo ingresso da parroco. Don Villani proveniva da San Marco in Lamis, in provincia di Foggia. Era stato un padre cappuccino, col nome di padre Serafino, dedito alla predicazione nel sud Italia (fra la Campania e la Calabria[1]); probabilmente si era fatto conoscere dalle autorità ecclesiastiche locali in occasione di questa sua attività. Fu così che egli fu scelto come parroco della neonata parrocchia di San Giacomo apostolo, nella diocesi Di San Marco Argentano – Bisignano[2]: Il paese di San Giacomo d’Acri, fino a poco tempo prima denominato “Pagania”[3], iniziava una nuova storia, a partire da un nuovo nome.

Fin da subito, il compito di sacerdote mise Don Giuseppe di fronte a grandi difficoltà, in quanto oltre alla rudimentale chiesa – minata dallo scorrere del tempo[4] e dall’incuria – non esisteva altro edificio adatto ad accogliere il sacerdote.

Don Villani non si perse d’animo: costruì accanto alla piccola chiesa una sorta di canonica, un pozzo e una stalla in cui ricoverare i muli di cui si serviva per muoversi all’interno del vasto territorio della parrocchia, contando sulle finanze proprie e della sua famiglia, che, appena possibile, lo raggiunse per sostenerlo. Alle difficoltà iniziali, a cui pure il sacerdote sopperì con entusiasmo e grande fede, si sommò una triste fatalità: durante la settimana santa del 1935, un incendio accidentale, partito dai lumi accesi all’interno della chiesa, distrusse quasi del tutto l’edificio, corrodendo anche gran parte degli arredi sacri, quali molte delle statue.

Neppure stavolta Don Giuseppe si abbandonò allo sconforto: lottò contro le avversità e la solitudine, causata dalla noncuranza delle autorità e della popolazione, la quale versava in una condizione di estrema povertà e analfabetismo. Egli cominciò coraggiosamente i lavori di ricostruzione, investendo tutto ciò che rimaneva a lui e alla sua famiglia, senza risparmiarsi né economicamente, né spiritualmente. I lavori sistematici furono avviati nel 1952, quando ad aiutarlo ci fu il giovane viceparroco, appena arrivato, Don Mario Brunocilla. Fra i due si creò un rapporto di grande stima, che confortò l’anziano parroco fino alla fine dei suoi giorni terreni, il primo marzo del 1956. Don Giuseppe Villani ha lasciato una testimonianza straordinaria[5] di amore verso i suoi parrocchiani, i quali, benché afflitti da un’ignoranza incolpevole, riconobbero col tempo la dedizione nei loro confronti e i messaggi importantissimi che egli come uomo di Dio veicolava Loro. Queste le parole che Don Mario rivolse alla memoria di Don Giuseppe in occasione del suo funerale:

“Sì, o caro Don Giuseppe, tu ci hai insegnato come si vive e come si deve morire. Col tuo esempio, ci hai detto, come si accolgono le prove, anche le più dure, come si sopportano le croci, come la cecità; come si risponde alla volontà di Dio, anche quando ci richiede tutto, anche quando ci richiede la stessa vita”[6].

Don Villani, infatti, inculcò nei fedeli della sua parrocchia, alcuni principi che li aiutarono ad elevarsi moralmente e spiritualmente: l’importanza dell’istruzione, delle fede in Cristo e della sua sequela, sull’esempio di discepoli quali il santo eponimo della parrocchia. Don Giuseppe, inoltre, precorse i tempi, facendosi promotore dell’importanza del rispetto delle donne e dell’emancipazione femminile dalla violenza domestica, intervenendo concretamente in aiuto – come memorie familiari attestano – in situazioni difficili.

In occasione del centenario della nostra parrocchia, pertanto, intendiamo ricordare con gratitudine la figura di un uomo pio, che ci ha dedicato con amore la sua esistenza terrena.

PREGHIERA AUTOGRAFA DI DON GIUSEPPE VILLANI A SAN GIACOMO APOSTOLO

E voi, gloriosissimo Giacomo, vero figlio del tuono, vate sempre tale contro qualunque forma di empietà, di orrore e di innominabile passione; siate sempre tale contro l’inferno che tiranneggia la chiesa ed i vostri protetti.

Tuonate sì forte affinché i nemici, tremanti, si disperdano. Siateci protettore vigile, benefico, paterno, facendoci trionfare sopra tutte le avverse potestà.

Ispirateci la purezza della vita, fedeltà e costanza ai nostri doveri affinché santificati e salvati, anche noi – riconoscenti e grati – potremo dichiararvi col buon Gesù: Vero figlio del tuono per l’apostolica vocazione, per l’apostolico ministero e per l’apostolico sacrifizio: Vocavit eos…Imposuit eis  nomina Boanerges, id est filii tonitrui.


[1] Esiste traccia autografa del nome “Serafino” e dei luoghi visitati in qualità di padre predicatore in AspSG, Fondo Don Villani, Serie Quaderni.

[2] AspSG, Fondo Parrocchia, Serie Documenti antichi, Nomina a parroco di Don Villani, 14/09/1922

[3] La paretimologia popolare attribuisce un legame tra il toponimo e la mancanza di cristianizzazione della popolazione autoctona.

[4] La fondazione dell’edificio di culto risale al 1892, su iniziativa di un proprietario terriero locale, Giacomo Falcone.

[5] AspSG, Fondo Don Villani, Serie Quaderni: i ben 124 quaderni autografi sono una fonte preziosa per la ricostruzione del suo pensiero e del suo operato.

[6] AspSG, Fondo Don Villani, Serie Documenti sparsi,Elogio funebre di Don Brunocilla a Don Villani  2/03/56.

Il Parroco e l’Archivio Storico Parrocchiale di San Giacomo Apostolo in San Giacomo d’Acri

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