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“Al crepuscolo della Pasquetta”

È un tenero ricordo della mia infanzia che voglio condividere in occasione della ricorrenza della Santa Pasqua 2021. In questo momento così particolare che il mondo sta vivendo, in cui usanze, abitudini e radicate consuetudini sono state stravolte dalla necessità dell’isolamento e della lotta al Coronavirus, è grande in tutti il desiderio di poter tornare alla normalità. “Al crepuscolo della pasquetta”, uno dei racconti del mio libro “Il giardino di Dida (Le sette fantasie)”, edito da Aletti Editore nel 2011, rievoca proprio l’antica tradizione di trascorrere il Lunedì dell’Angelo con parenti e amici fuori casa, magari in montagna o al mare, in festose e allegre comitive. L’augurio è quello di poter presto tornare a quei semplici e spontanei comportamenti.

Per quanto piccola, avevo capito che mi ero smarrita ed ero disperata di non trovare la via. Era di Pasqua, ed eravamo andati con più macchine per festeggiare la pasquetta assieme allo zio che si trovava nella sua baita in Sila. Il tempo era stato propizio per belle passeggiate, arrostire l’agnello (e mangiare a volontà), ascoltare musica e organizzare giuochi di società.

    Anche noi piccoli, presi dall’entusiasmo di essere all’aperto, iniziammo a raccogliere pigne e fiorellini.

    Io, presa più degli altri in questa ricerca, non misurai la distanza che mi aveva separata dalla compagnia.

    All’approssimarsi del crepuscolo cercai la via del ritorno, ma avevo smarrito il sentiero percorso. Mi trovai sola, non sapevo cosa fare, cominciai a piangere e a disperarmi. Intanto nella confusione della partenza, neanche i miei si erano accorti della mia assenza.

    Quando si era sulla strada del ritorno ognuno pensò che fossi nell’altra macchina ma, giunti a casa, la sorpresa fu per loro assai sgradevole: io non ero in nessuna delle macchine. Iniziarono così le affannose ricerche sia presso le mie amiche che i nostri vicini di casa, ma nessuno sapeva niente.

Mio padre, preso da una fitta al cuore, non sapeva darsene ragione. Io, proprio io, che ero l’ultima figlia, la prediletta, la più preziosa, non c’ero più! Nel frattempo, però, guidata dal mio istinto di sopravvivenza, ero riuscita a guadagnare la baita. Al vedermi, mio zio, pur se contento, si preoccupò subito di come avrebbe potuto comunicare la cosa ai miei. Per fortuna si trovò a passare di lì un signore che rientrava in paese e che poté informare mamma e papà del mio arrivo alla baita.

 Il giorno successivo raccolsi le rose più belle per mia madre. La trovai davanti al camino: corsi veloce ad abbracciarla e le diedi mille baci, piangendo di gioia.

Mio padre, felice, stabilì che non si sarebbe più dovuto parlare di viaggi, e questa sarebbe stata l’ultima pasquetta fuori casa.

Anna Maria Algieri

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