Caro Peppe, ti scrivo. Anzi, scrivo di te

Bata - Via Roma - Acri

Avrei voluto telefonarti, ma non credo che da quelle parti ci sia campo. In quella dimensione, una distanza siderale ci separa. Però ho preso carta e penna.

Ci eravamo sentiti una decina di giorni fa, per ringraziarti del tuo intervento alla casa don Milani, nella giornata contro la violenza sulle donne. Hai letto due mie poesie e mi sono emozionato e commosso, non tanto per il giudizio sui testi, ma per avere rivelato ai presenti in sala, tutto il tuo affetto per me, e soprattutto per l’analisi al riguardo puntuale, antropologica e sociologica della realtà esaminata, derivante dalla piaga della disoccupazione, che costringeva gli uomini umiliati a evadere dalla miseria, dentro e fuori, e drogarsi di vino, diventando poi violenti con moglie e figli, al rientro a casa. Caro Peppe, devo confessarti che la tua dipartita mi ha addolorato e in silenzio ho pianto, per confortare il mio cuore capriccioso.

In questo tempo di solitudine dell’anima, ho rivissuto con ricordi freschi e indelebili la mia vita con la tua, mio mentore e Maestro, intellettuale puro, politico onesto e impegnato, studioso di tutto e grande direttore per quarant’anni del giornale mensile Confronto, la casa di tutti senza preclusioni di parte. È vero, io ho vissuto da ragazzo a casa tua, dove venivo spesso e non solo per apprendere le tue lezioni, per essere ammesso alla scuola media, ma anche per curiosare e imparare tutto quanto si faceva ogni volta.

Tua madre, donna Annetta, mi voleva tanto bene e insieme a tuo cugino Francesco (Sgagliunu), a Giovanni Sammarro, io e Tonino eravamo parte di quei costruttori di muri a secco che facevano solai, intonaci, muretti a secco nel giardino intorno a casa, raccoglitori di mandorle.

Mi ricordo pure di quelle due colonne per il cancello. Avevamo preparato cemento per costruirci non so quante cose. Eppure le colonne sono ancora là, forse. Tua madre ci faceva restare spesso a pranzo. Che ricordi! Tu suonavi la chitarra, dipingevi su dei compensati paesaggi e nature morte. Mi ricordo ancora un bel dipinto di un esemplare di muflone, forse. Poi ancora ripetizione di latino e matematica, che non era il mio forte. Dopo il liceo, l’Università a Perugia, ma il filo dell’amicizia non si è mai spezzato. Confronto era la porta aperta dove essere sempre accolto. Tu scrivevi sulla e della mia poesia con analisi rigorose e calde, amorevoli.

Tutto questo era il trait d’union per colmare le distanze. Caro Peppe, mi mancheranno le chiacchierate davanti al camino tutte le volte che tornavo. Donna Gina mi preparava il caffè e mi chiedeva di moglie e figlia e poi mi diceva di Anna e di Massimo, che ancora non conoscevo se non tramite Confronto. A lei con tutto l’affetto fraterno, un abbraccio e la vicinanza solidale per Anna e Massimo, Paola e Rosamaria.

Nell’ultima telefonata, Peppe mi ha accennato dell’Antonello di Padula con una promessa a riguardo che me ne avrebbe parlato nella prossima telefonata. Come potrei dimenticare l’avventura condivisa con te del reperimento dei testi degli autori acresi nelle biblioteche private. Tutto questo materiale è stato trascritto da te con la macchina per scrivere. Una fatica che ti impegnava notte e giorno per potere poi riconsegnare i volumi ai proprietari. Tutto ciò partecipato, con i tuoi articoli alla città, tramite il giornale Confronto.

Io ebbi la fortuna di avere avuto in prestito da te quella macchina primitiva per poter scrivere  le mie prime poesie da far leggere agli amici e proporle a te per un giudizio autorevole. Ti ascoltavo tutte le volte affascinato quando mi svelavi quelle spigolature sui nostri autori. E che dire poi della tua attenzione al dialetto. Io che ti chiedevo l’etimologia di parole strane e tu che sapevi ricondurre tutto alla radice, prevalentemente termini derivanti dal greco e latino, ma anche da altre lingue, o contaminazioni di culture che hanno lasciato il segno sul nostro dialetto.

Scusami se mi permetto ma me ne assumo la responsabilità. Sento il bisogno e anche il dovere di farmi promotore di alcune iniziative che le istituzioni dovranno intraprendere.

Acri ti deve molto, la tua opera, il tuo impegno di ricercatore sul territorio, in Calabria e non solo, è la testimonianza di un lavoro che sarà patrimonio per le nuove generazioni e terreno fertile per proseguire la ricerca sugli usi e costumi di un popolo che ha una sua grande storia. Acri, spero già fin d’ora, saprà e dovrà progettare in futuro un convegno su tutta la tua attività di una vita. Un riconoscimento che possa offrire a tutti ilgrande lavoro di una vita spesa per gli altri.

Pertanto, Io propongo, fin d’ora, a chi di dovere di pensare, a breve, di apporre il tuo nome nella toponomastica di Acri e magari in un punto ben visibile e importante. Alla scuola di Padia, invece, propongo nella ricorrenza della festa degli alberi l’anno prossimo, una piantumazione di una quercia, che secondo me, più ti rappresenta, sopra il belvedere della torre.

Grazie Peppe, tu ci hai ridato la voce di una schiera di letterati acresi che per anni abbiamo ignorato. Avrei ancora tante domande da farti con riposte che non potrai darmi ma che sicuramente leggendoti le troverò nei tuoi scritti. Tu hai detto che parlavi con i morti riferendoti al tempo passato sui libri, ma che senza volerlo hai resuscitato dal torpore della storia, autori che oggi insieme a te ci tengono compagnia e ci insegnano come difenderci in questi tempi cupi. Ciao Peppe… alla prossima.

Francesco Curto

Bata - Via Roma - Acri

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: - Contenuto protetto -