Il Partito democratico e la difficoltà a “dire qualcosa di sinistra”
Era il 1998 quanto Nanni Moretti, di fronte allo schermo con l’immagine di D’Alema gli diceva: “D’Alema, di’ qualcosa di sinistra!”. Quattro anni dopo in piazza San Giovanni sul palco davanti a tutti i leader del centro sinistra, rivolto al pubblico pronunciava una frase che si è drammaticamente vera: “con questi dirigenti non vinceremo mai”.
Da allora il centro sinistra, dopo un sostanziale pareggio del 2006, non ha mai più vinto le elezioni, è riuscito a governare con degli esecutivi tecnici o alleandosi con altre forze. A distanza di 22 anni da quella frase profetica, il cosiddetto campo largo appare ancora impantanato, senza un programma, senza un leader, a un anno dalle elezioni.
La stessa Segretaria democratica, a cui pure bisogna riconoscere uno sforzo aggiuntivo rispetto a chi l’ha preceduta nel senso di una politica più centrata sui diritti, quando si tratta di pronunciare qualche parola di sinistra, lo fa sottovoce e con qualche imbarazzo, come succede quando si pronuncia il nome di una vecchia fidanzata davanti alla moglie.
Quando si discosta poco poco da una linea di prudenza, ecco che interviene la componente dem a correggere il tiro. che si tratti dei diritti, di scuola, di sanità o, ancora di più, dell’invio di armi all’Ucraina, o di condanna di Israele, che si tratti di denuncia di una politica europea eccessivamente prudente e debole con gli amici, spregiudicata e asimmetrica verso i nemici che si sta creando.
Di questa politica ambigua e tentennante, sta senz’altro approfittando Giuseppe Conte che si sta profilando sempre più come il leader che parla maggiormente di diritti e bisogni. Da una parte c’è un centrodestra che pur con divisioni e contraddizioni al suo interno, cerca di trovare una sintesi che se non altro gli permette di sopravvivere, pur in assenza di significative realizzazioni in quattro anni.
Dall’altra c’è un campo largo che ad oggi non ha un programma, non ha un leader, non ha una strategia. Immaginiamo cosa direbbe oggi Nanni Moretti se fosse chiamato su un palco di fronte a questi dirigenti. La prima domanda sarebbe: “ma voi cosa volete fare?”, a cui i dirigenti risponderebbero: “stiamo elaborando delle idee “. La seconda domanda potrebbe essere: “chi siete e con chi siete alleati?“.
Qui la risposta sarebbe più difficoltosa; diventerebbe imbarazzante quella successiva: “chi è il vostro leader?” A questo punto, temiamo che Nanni riprenderebbe il suo casco e la sua moto e abbandonerebbe il palco.
Il quadro è davvero drammatico se si considera che fra meno di 10 mesi bisognerebbe presentare liste e coalizioni. La destra, ovviamente, ringrazia.
Massimo Conocchia














