Dal sogno “Plastic Free” alle bollette più care: ad Acri la gestione dei rifiuti è un fallimento.

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La sospensione a tempo indeterminato della raccolta della plastica, avviata il 21 settembre, non rappresenta che la punta dell’iceberg di una crisi gestionale ben più profonda che sta investendo il Comune di Acri.
Il provvedimento non solo certifica un drastico ridimensionamento delle politiche ambientali cittadine, ma coincide con il crollo della raccolta differenziata al 63,61%, un valore che infrange la soglia minima del 65% sancendo la perdita dello status di comune virtuoso. Tale inadempienza comporta conseguenze sia sul piano operativo sia su quello economico: scivolando al di sotto dei parametri stabiliti, l’Ente si espone infatti all’applicazione dell’ecotassa maggiorata, i cui gravami finiscono inevitabilmente per scaricarsi direttamente sulle bollette della TARI a carico dei cittadini.
A questo scenario si somma il rischio concreto di un corto circuito ancora più devastante; di fronte all’impossibilità di stoccare la plastica in casa a tempo indeterminato, qualcuno potrebbe pensare di conferirla nel secco indifferenziato, generando così un duplice e gravissimo danno: da un lato l’aumento dell’incenerimento dei polimeri nei termovalorizzatori con relativo impatto ambientale, dall’altro l’esplosione della frazione più onerosa da smaltire, con un conseguente e vorticoso aumento delle tariffe e un ulteriore crollo della percentuale globale di differenziata. Questo quadro già delicato si intreccia peraltro con l’esigenza di una comunicazione più aperta, laddove un accesso diretto e privo di passaggi intermedi ai dati della piattaforma MySIR sul sito del Comune, consentirebbe alla cittadinanza di seguire con maggiore sereno approfondimento l’andamento mensile del servizio. Parallelamente, l’amministrazione ha ignorato l’adozione della TARIP, la tariffazione puntuale basata sul principio “paghi per ciò che produci”, uno strumento che in diverse realtà italiane ha dimostrato di poter ridurre drasticamente l’indifferenziato, far superare l’80% di differenziata e alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie.
In questo modo, Acri ha sprecato e vanificato tutti i traguardi faticosamente conquistati nel recente passato, quando la città puntava con lungimiranza a diventare un comune Plastic Free attraverso la riduzione del monouso, le intese con i commercianti per abbattere il packaging e l’istituzione di un Osservatorio Ambientale Permanente. Oggi, di fronte alla saturazione degli impianti COREPLA, ci si limita a scaricare le responsabilità su fattori esterni, chiedendo a residenti ed esercenti di fare da magazzinieri dei propri rifiuti. Un’adeguata programmazione preventiva basata sulla riduzione degli imballaggi, sull’introduzione della TARIP e sul pieno funzionamento dell’Osservatorio avrebbe invece contratto i volumi di plastica prodotta, mitigando l’impatto dell’emergenza. Risulta perciò indifferibile che si intervenga con urgenza per agevolare il corretto conferimento della plastica, favorire la piena e agevole fruibilità dei dati ambientali, riattivare l’Osservatorio Ambientale e i tavoli di confronto con le categorie commerciali, avviare l’iter per la TARIP e interloquire con la Regione al fine di individuareAzione Acri impianti di conferimento certi e tutelare le tasche dei contribuenti.

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