E’ uscito il libro “Testi e testimonianze” di Francesco Curto
E’ uscito il libro “Testi e testimonianze” di Francesco Curto .
Francesco Curto è uno dei poeti più prolifici e con una produzione che abbraccia ben oltre mezzo secolo. Della sua opera si sono occupati critici di primo piano e ordinari di letteratura italiana. Penso a Sandro Allegri o a Pasquale Tuscano, Serena Cavallini, Carmine Chiodo, Luigi Maria Reale – per fare i primi nomi che mi vengono in mente – ma anche tanti altri che hanno contribuito alla diffusione delle sue liriche al di là dei confini locali per proiettarlo meritatamente nel panorama nazionale e internazionale.
L’occasione di riscrivere su un caro amico e stimato poeta è la recente uscita del libro “Testi e testimonianze” Antologia Controvento, Morlacchi Editore 2026, pp 113. Il libro si compone di due parti, la prima che raccoglie varie testimonianze dell’opera curtiana e la seconda che è la riproposizione dell’antologia poetica Controvento. L’introduzione è di Sando Allegrini.
Francesco Curto – al quale mi lega una pluridecennale amicizia – è il poeta del “nostos”, della nostalgia, del ritorno alle origini, della rievocazione di un tempo andato, di affetti e dolori filtrati attraverso le pietre dure e cullati da “il vento del Mucone” che, nel tentativo di portarle via, di allontanarle, le riverbera vorticosamente tra quelle rocce dove sono nate. Ma è anche il poeta della vibrata protesta verso tutte le brutture e storture del mondo.
Gli affetti familiari, le malcelate cicatrici impresse da una condizione di nascita e di crescita che ci portiamo dietro e che nel tempo, dopo molto tempo, diventano parte del nostro vissuto e alle quali ci affezioniamo come testimonianza di una condizione esistenziale e di quel punto di partenza che è, al tempo stesso, alfa e omega. Punto di avvio della nostra avventura esistenziale da adulti ma anche desiderio di ritorno tra la quiete di ulivi secolari e case diroccate, nel tentativo di ritrovare gli affetti più puri ormai andati.
Francesco Curto non esprime solo questo con le sue poesie ma per me – che con lui condivido origini, condizioni e punto di partenza – è soprattutto questo. E’ colui che mi riconduce a quel tempo andato e all’anelito mai sopito di riviverlo o rievocarlo. Il libro appena uscito raccoglie molte testimonianze sulla poesia di Curto, corredate da firme prestigiose e da analisi acute che confermano l’apprezzamento diffuso per l’opera del poeta acrese, trapiantato da una vita a Perugia.
In definitiva, leggere questa carrellata di valutazioni su Curto è come apprezzare un dipinto a più mani, nelle quali ogni pennellata riesce mirabilmente a incastonarsi nel tutto, contribuendo a una visione d’insieme armonica.
La lettura delle varie valutazioni, e della successiva antologia di poesie, accompagna il lettore verso la comprensione di un poeta che non ha paura di guardare indietro per potere andare avanti. Abbiamo definito all’inizio Francesco Curto come il poeta della nostalgia, quella che non si chiude nel rimpianto ma è piuttosto un richiamo alle origini, alla memoria, ai luoghi e alle voci che hanno contribuito a formarci e che, anche quando sembrano lontani, continuano ad abitare il nostro presente.
La raccolta di giudizi appena pubblicata testimonia quanto questa voce abbia saputo incontrare sensibilità diverse, suscitando riflessioni e risonanze che vanno oltre la semplice lettura dei versi. E’ forse proprio questo il senso più autentico della poesia: riuscire a mettere in movimento qualcosa nell’animo di chi legge.
Il valore per noi più autentico dell’intera produzione poetica di Curto consiste nel procedere custodendo ciò che siamo stati senza rinunciare a ciò che possiamo ancora diventare. Ed è in questo cammino tra passato e presente, tra lontananza e ritorno, che la voce di Curto trova la sua più vera e riconoscibile autenticità.
Massimo Conocchia














