Sharo Gambino: De Rada, il Dante degli Albanesi
Nel mese di maggio del 1964 il noto giornalista e scrittore Sharo Gambino, che definì Gerolamo De Rada, “Il Dante degli Albanesi”, prendendo spunto dal pubblicista e studioso francese G.C. Camet, ritornò a San Demetrio Corone verso l’imbrunire, “con una piccola corriere che lo aveva imbarcato da Cosenza“.
In piazza, dall’edicolante Ambrosino aspettò per un bel po’ il prof. Demetrio Mauro, guida insostituibile per chi arrivasse in paese a scopo di studio.
Per Sharo Gambino “non c’è albanofono, che non abbia avuto bisogno di lui e che poi non abbia mantenuto rapporti di amicizia, tanto la sua cortesia è squisita, e la sua preparazione completa”.
Scopo della visita a San Demetrio del noto scrittore di Serra San Bruno Corone:
ripercorrere i luoghi in cui nacque e visse gran parte dei suoi anni, Gerolamo De Rada di cui si celebrava con manifestazioni culturali, il centocinquantesimo anniversario della nascita avvenuta nella frazione di Macchia Albanese nel 1814.
E a proposito del Camet, l’intellettuale francese fu uno dei diversi critici europei dell’Ottocento che rimasero profondamente affascinati dall’opera del Vate di Macchia e scrissero recensioni e saggi estremamente lusinghieri su di lui, in particolare dopo la pubblicazione dei Canti di Milosao e delle sue raccolte folcloristiche.
Il paragone con Dante serviva a sottolineare non solo il valore poetico della sua opera, ma anche il suo ruolo di “padre fondatore” e codificatore della lingua e della coscienza letteraria nazionale del suo popolo
Sharo Gambino nel 1954 da Serra San Bruno si trasferì a San Demetrio Corone, dove per quattro anni fu Vicerettore del Collegio italo – albanese di Sant’Adriano.
Al termine di quell’esperienza vide la luce la sua prima pubblicazione, Diario d’amore (MIT, Corigliano Calabro 1958).
Nel 1980 scrisse per la RAI un recital radiofonico in 14 puntate chiamato “Vizzarro“. Il 29 luglio del 2003 il recital ha avuto come protagonisti gli attori teatrali Paola Gassman e Ugo Pagliai.
Gambino è stato protagonista dell’informazione calabrese, legando la sua firma a giornali e riviste come Il Messaggero, Il Tempo, La Gazzetta del Sud, Il Corriere Calabrese, Il Gazzettino dello Jonio, Quaderni Calabresi, Il Giornale di Calabria ed altri.
Ha collaborato per quarant’anni con Radio Rai.
Considerato che la distanza tra San Demetrio e Macchia è pari a 5 chilometri, Sharo Gambino e il Prof. Demetrio Mauro, uno dei pochi laureati in Albanese, decisero di rinviare all’indomani la visita.
Intanto, fecero un giro per il paese, che “diede i natali al letterato eroe di Campotenese, Domenico Mauro, il cui nipote, Luigi, scrisse Sharo Gambino “nn“.
E poi visitarono il Collegio di Sant’Adriano, il quale per essere stato fucina di spiriti liberi, tutti votati alla causa della unità nazionale, dai Borboni venne denominata “fucina dei Diavoli”.
Qui il De Rada fece i suoi primi studi e vi insegnò.
“Incorporato al Collegio, la parte nuova, intestata al quadrumviro Michele Bianchi corrisponde – aggiunse il giornalista – al fiorente Liceo-Ginnasio. E poi, affacciandosi dal poggio, su cui sorge il Collegio, ci si trova di fronte ad uno di spettacolo di rara bellezza: tutta la sconfinata pianura di Sibari, solcata dal Crati, dominata dalla nevosa cima del Pollino, lambita dallo Jonio, al di là del quale, dopo la morte del Castriota, partirono i profughi per ottenere ospitalità dal Principe di Bisignano“.
Dopo cena, Sharo Gambino fece quattro passi per la strada di Macchia Albanese. A piedi, come se facesse un pellegrinaggio, e solo, perché
“l’ impazienza non lasciava attendere che il Prof. Mauro si fosse disimpegnato dalle lezioni”.
Per arrivare a Machia ci sono cinque chilometri tortuosi, stretti da una folta vegetazione con qua e là ombrelli di castagni e secolari querce.
“Gialle ginestre e candidi biancospini che profumano l’aria, fresca”, scrisse Sharo Gambino.
Ecco Macchia, legata alla provinciale da un braccio di strada in leggero pendio.
E su una dolce collinetta: un agglomerato compatto di case bianche e grigie, alla fine delle quali c’è una cappelletta dedicata a Sant’Elia.
“Non c’è molta gente in giro. E c’ è un gran silenzio”. Affermò lo scrittore.
“La casa del De Rada ?” chiese. E di rimando rispose un cittadino “È la, dietro quel vicolo. La troverete subito. C’è scritto sul muro”. Infatti la trovò subito.
Però è capitato male perché il nipote del Poeta era assente.
Sharo Gambino chiese intorno se ci fosse qualcuno che gli sapesse indicare le querce sotto le quali l’autore del “Milosao” e della “Rapsodie albanesi”, mentre raccoglieva le ghiande rifletteva sui problemi della sua gente…
Girolamo De Rada, ebbe nel padre, prete greco – cattolico, il primo educatore. Dopo aver studiato a San Demetrio, passò a Napoli.
“Coinvolto – scrisse il giornalista Sharo – non si sa bene come, e certo suo malgrado, in un movimento antiborbonico, scampò per miracolo, al patibolo, per cui si ritirò a Macchia e qui, tranne il tempo in cui diresse le scuole comunali di Corigliano Calabro, visse da isolato pensatore, scrivendo ed insegnando al liceo di Sant’Adriano dove, grazie soprattutto allo storico Villari, per lui venne ricostruita la soppressa cattedra di lingua albanese.
E aggiunse che “già a diciannove anni, pubblicato l’”Ulisse”, ben pochi anni dopo, ispirandosi alla tradizioni popolari, pubblicò quello che è generalmente ritenuto il suo capolavoro, il “Milosao”, raccolta di amorosi canti albanesi, seguito più tardi dalle “Rapsodie di un poema albanese.
La notorietà maggiore gli venne dal “Fiamuri Arberit / La bandiera d’Albania”, il giornale che egli stesso stampava nella tipografia impiantata a Corigliano. Su questo foglio egli mise a nudo, mostrandola per la prima volta ai popoli civili, la sofferenza della sua gente costretta
Molti giornali fecero eco all’ideale di rigenerazione albanese da lui propugnata con tanto vigore e sentimento; e da ogni parte pervennero al solitario chiaroveggente di Macchia, testimonianze di stima e di solidarietà.
Tra i primi Cesare Cantù, Lamartine e Gladstone.
A rendergli amarissima la vecchiaia, intervenne la morte della moglie, dei quattro figli e dei fratelli. A ottantanove anni, Gerolamo De Rada, il 28 febbraio 1903, moriva a San Demetrio Corone.
* Sharo Gambino -Calabria ieri e oggi, Editrice MIT Cosenza
* Sharo Gambino (foto di Casa della Cultura Sharo Gambino)
Gennaro De Cicco














