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Francesco Curto poeta

Ci piace dedicare la puntata di questa settimana della nostra rubrica a un grande intellettuale, poeta ed amico, Francesco Curto, acrese di nascita, perugino di adozione. Il nostro è, ovviamente, il punto di vista del lettore comune, che trova nei versi intensi, a volte drammatici, sempre carichi di amore e passione, di Curto una comune matrice di origine, un comune sentire di chi, pur appartenendo a una generazione diversa, ha conosciuto e condiviso quel mondo, ormai lontano, evocato con nostalgia da Curto. Non ce ne voglia l’amico se ci permettiamo qualche riflessione, senza pretese. L’occasione ci è fornita dalla recente uscita di una: Bibliografia ragionata del poeta a cura di Luigi Maria Reale, per i tipi della bibliografia umbra, 2019. Il libro ripercorre tutte le fatiche del poeta in cinquant’anni di attività e ripropone gli scritti di noti critici, ordinari di Letteratura italiana, da Gianni Oliva a Sandro Allegrini, Pasquale Tuscano e tanti altri, che, nel corso degli anni, si sono dedicati ad analizzare, con molta più autorevolezza di quanto possiamo fare noi, la poetica e le opere di Curto.
Noi crediamo che la vera poesia debba parlare un linguaggio universale, ossia i sentimenti che suscita, o vorrebbe suscitare,  debbano avere una valenza universale. Un mio maestro mi raccontava, quando insegnava nelle scuole differenziali, che un suo alunno, oligofrenico, era stato così colpito da “il sabato del villaggio“ di Leopardi, che molto spesso gli faceva richiesta di recitargliela. La poesia, secondo il nostro punto di vista, indipendentemente dalla tematica, deve essere capace di suscitare una qualche emozione nel lettore comune. In sintesi, il vero poeta è colui che riesce a modellare, giostrare le corde del sentimento, dei ricordi, della memoria, fino a elaborare una melodia, che possa essere recepita da chiunque abbia orecchie per sentire e animo per percepire. Questo è quello che, a nostro modo di vedere, riesce a fare la poesia di Curto. In questa carrellata di tutte le sue opere, da ‘Effetti diversi’, a ‘Sono vivo’, a ‘Vento del sud’, al ‘Vento del Mucone’, e così via andando per un percorso che dura da oltre cinquant’anni, in tutte queste poesie domina una lirica delicata, spesso melanconica, in grado di coinvolgere il lettore e farlo sentire parte del mondo evocato dal poeta. Le tematiche sono diverse e spaziano dagli affetti familiari, al dolore, alla nostalgia che lo porta con la memoria e il sogno a ritrovarsi per i vicoli e i monti che lo videro bambino. Francesco Curto è per noi tante cose, ma in primis è poeta della nostalgia. La nostalgia, scriveva Pavese, ‘ serve a ricordarci che per fortuna siamo anche fragili’. La nostalgia appartiene a ciascuno di noi, perché fatta di due cose che appartengono a tutti: il nostos, il ritorno a casa, e l’algia, cioè il dolore. Francesco Curto riesce a farci vivere questo sentimento facendoci provare il dolore ma anche l’orgoglio per aver vissuto certe situazioni ormai andate. In quest’ottica, ci sentiamo di accomunarlo ad alcuni grandi poeti del ‘900, che ci hanno sempre suscitato la stessa emozione che, in ogni sua poesia, riesce a trasmetterci Curto. Come non citare, in questa direttiva, Billy Collins, poeta statunitense, che riesce, attraverso l’uso di situazioni banali, quotidiane, a trasmetterci un sentimento profondo di nostalgia e di tenerezza? E ancora, impossibile non fare un parallelismo tra il nostro e un grande poeta turco, Nazim Hikmet, che non è solo autore di poesie d’amore (tipo: il più bello dei mari…) ma è anche il poeta della nostalgia, dei posti che lasciamo e che non riusciamo ad abbandonare realmente, a non portarci per sempre dentro. E ancora, la nostalgia per il luogo natio, il senso di colpa per averlo abbandonato, accomunano Curto a Vincenzo Cardarelli, particolarmente alla poesia ‘Passaggio notturno’ ( Giace lassù la mia infanzia.
Lassù in quella collina
ch’io riveggo di notte,
passando in ferrovia,
segnata di vive luci.
Odor di stoppie bruciata
m’investe alla stazione.
Antico e sparso odore
simile a molte voci che mi chiamino.
Ma il treno fugge. Io vo non so dove….).
Francesco Curto, in definitiva, è riuscito, al pari di altri grandi poeti che abbiamo citato, a rievocare a suscitare in noi i sentimenti più belli, più puri, a tratti anche dolorosi, che appartengono a un passato ormai lontano. Per tutto quanto sopra, riteniamo che Francesco rientri, a pieno titolo, tra coloro che hanno dato un contributo significativo alla poesia e alla cultura italiana degli ultimi cinquant’anni. E per questo ci sentiamo di ringraziarlo.

Massimo Conocchia.

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