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In-civiltà, rifiuti, assenza di una politica ecologica.

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L’in-civiltà dei rifiuti avanza, ci sommerge, occupa lo spazio domestico e quello urbano, e il ritmo tra i momenti di crisi, di raccolta, di conferimento, ha diluito i tempi in maniera sempre più lunga, abituandoci a queste alternanze tra normalità ed eccezione. Temo sarà sempre così fino a quando non si metterà mano con serietà alla questione nel suo insieme: una seria strategia dei rifiuti che prescinda dalla dipendenza di area vasta nel conferimento, che punti sull’organizzazione dell’ambito locale con una prima trasformazione, e sopratutto verso una severa rieducazione del cittadino.

Fino ad ora nelle periodiche crisi “ambientali”, di rifiuti e non solo, ciò che abbiamo visto e sentito sono stati proclami, impegni a venire, di una classe politica al sud, come altrove purtroppo, che pensa più al proprio futuro elettorale che non a quello delle nuove generazioni. Proclami fumosi tanto quanto ambiziosi, cui non seguono mai vere strategie di attuazione, al contrario tirando magari in ballo le adorabili trecce della giovane Greta Thunberg, si fa campagna elettorale e si regalano borracce di alluminio per sostituire le bottigliette di plastica, si gioca a fare gli ambientalisti con qualche effimero provvedimento, del quale ci si vanta per una intera legislatura, ma poi essere davvero schierati nella salvaguardia del pianeta, e dare segnali importanti, concreti, non è affatto nelle corde e nelle capacità di questa classe politica attuale.

Con i soliti impegni roboanti sulla salvaguardia del pianeta, tutti i nostri politici ormai dipinti di green, si dichiarano pronti a proteggere la natura, a mettere in campo una seria lotta al cambio climatico, salvo poi commettere quotidianamente ogni sorta di torto all’impegno preso verso il pianeta e rinnegare, con azioni opposte, questo impegno ecologista!

La vera inciviltà di tutto questo, la mancanza e scomparsa di quel senso civico che invochiamo, è nella incapacità di vedere “oltre”, di saper cogliere i segnali prima degli altri, di saper tradurre questi segnali già evidenti, in azioni, lì dove un patrimonio naturalistico -come nel caso di Acri- è ancora potenzialmente salvabile e valorizzabile in una direzione ecologica. Se ormai, è inevitabile e prossima la fine dell’era capitalistica del petrolio e dei suoi infiniti derivati, perchè, invece di fare proclami inutili, non si immagina già da ora di costruire un futuro diverso che si fondi su nuovi modelli, in cui ogni processo venga ripensato in chiave ecologica? Certo serve un guizzo di creatività, di intuizione, di inventiva che purtroppo è proprio ciò che manca nelle nostre classi politiche, nei luoghi del potere, ovunque al sud, che di queste peculiarità era culla, e perchè gli italiani, ad ogni latitudine si sono ripiegati su stessi, hanno perso lo spirito di “ribellione”, il desiderio di rivendicare un futuro migliore, la voglia di sfidarsi. 

Tranne, finalmente, le nuove generazioni che in nome di un futuro che non deve sommergerli di spazzatura e inquinamento si sono risollevati e lottano perchè l’ecologia sia la vera centralità del presente e del futuro.

Le amministrazioni locali che intendono davvero impegnarsi nella lotta ambientale, devono agire con azioni mirate, concrete, visibili in poco tempo con risultati, facendo azioni culturali, cominciando da cose semplici ed efficaci, come ciò che dovrebbe arrivare sulla tavola, l’acqua del rubinetto e non imbottigliata in plastica, spingere per consumi a chilometro zero, ripristinare e assecondare orti urbani collettivi, combattere la diffusione della grande distribuzione e sostenere i piccoli esercizi, ridurre gli sprechi in ogni forma e con ogni mezzo, pensare al riciclo, abbattere realmente il consumo di plastica. E poi ancora, combattere le porzioni e oggetti monouso, sfatare il mito delle bioplastiche e tornare alla carta, incentivare e aumentare la produzione di energia alternativa, ridurre le quantità di detersivi, lo spreco di calore e gli edifici energivori, con picchi di calorie assurde negli uffici pubblici soprattutto, incentivare il trasporto collettivo contro quello individuale. 

Sono solo alcune delle necessarie azioni che proprio l’ente pubblico deve stimolare, suggerire, alimentare, incentivare, praticare primo tra tutti, senza cui nessuna politica ambientale ha vero fondamento, ma è solo propaganda inutile.

Pino Scaglione

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