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Recuperiamo il nostro multiforme patrimonio storico-culturale

Bata - Via Roma - Acri

Uno delle cose di cui la nostra regione è “ricca” è il suo notevole patrimonio culturale, fatto di storia ma anche di folklore, di tradizioni, di usi e costumi che rischiano di svanire, se non recuperati e valorizzati, consapevoli come siamo che, purtroppo, la “modernità dimentica”.

Recuperare il nostro patrimonio di storia e tradizioni non sarebbe solo un doveroso atto ma anche uno strumento per rivitalizzare il territorio.

La nostra Calabria – e segnatamente Acri – è ricchissima di usi e tradizioni, di composizioni in prosa e versi che vanno valorizzati e fatti conoscere alle giovani generazioni: mi riferisco alla poesia amorosa,  dialettale e  in lingua, ai detti popolari, ai proverbi, agli antichi rituali, alla cucina, alle arti. Si tratta, in molti casi, di composizioni tramandate oralmente, molte delle quali recuperate dall’opera instancabile di Giuseppe Abbruzzo. Penso anche al recupero di antichi usi e mestieri, all’artigianato, dall’argilla, alla liuteria della vicina Bisignano, al legno, al ferro battuto, al settore tessile, al ricamo. Per non parlare della ricchissima tradizione delle attigue comunità albanesi, con i loro costumi e la loro cultura, anche dolciaria. Penso alle meravigliose tradizioni dei paesi grecanici del reggino.

Insomma, ci sarebbe tanto da recuperare e tramandare: il tutto potrebbe avvenire anche ad opera di associazioni culturali, che, con minimo dispendio economico, potrebbero organizzare eventi, magari col patrocinio di enti locali (Comune, Regione). Immaginate la portata di eventi come un festival delle tradizioni popolari ad Acri, nella cornice dell’anfiteatro. Con i proventi di un minimo (e volontario) contributo d’ingresso ci si potrebbe preoccupare di dare alle stampe composizioni e tant’altro, in modo da rendere fruibile a tutti quanto recuperato. Ai primi tre classificati verrebbe simbolicamente consegnata una targa ricordo. Pensiamo ancora a un festival itinerante italo-albanese, fatto ogni anno in una zona diversa, nella quale mettere in atto interscambi culturali che finirebbero per arricchire tutti. Siamo consapevoli che qualcosa già sia in essere ma occorre recuperare una dimensione organica e intercomunale, in modo da rendere più “universale” e accessibile quanto recuperato.

Quello appena citato sarebbe solo uno dei sistemi, a bassissimo impatto economico, per recuperare un patrimonio che, diversamente, rischia di scomparire sotto i colpi di scure di un presente che tutto distrugge nel tritacarne di  una comunicazione affidata, il più delle volte, a frivole conversazioni sui social, nelle quali gli argomenti di discussione sono così importanti da durare lo spazio di qualche ora. Non vogliamo certo dire che bisogna rinnegare il progresso ma, più semplicemente, che non si debba sotterrare il passato perché, così facendo, distruggeremmo le nostre radici, la nostra memoria storica, il nostro meraviglioso patrimonio culturale, uno delle cose di cui andare fieri.  Si potrebbero coinvolgere associazioni già esistenti – penso alle Pro Loco, ad esempio, o altre nascenti o già presenti – che potrebbero farsi carico dell’organizzazione ed essere le destinatarie di eventuali patrocini e finanziamenti (peraltro modesti).

Nel nostro piccolo, come acrinwes.it, dalla nascita, ci stiamo preoccupando di tramandare parte del nostro patrimonio culturale e folkloristico ma siamo convinti che si possa fare di più e senza grossi impegni economici.

Siamo e resteremo sempre orgogliosi delle nostre radici e del nostro multiforme e variegato patrimonio culturale e ci piacerebbe sbatterlo in faccia a chi ci ritiene “esseri inferiori”, denotando, questi signori, una profonda ignoranza e un livello culturale mediocre.

Massimo Conocchia

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