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Riconoscere le professionalità

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Vivo, da molti anni, questa perenne sospensione tra Nord e Sud, la vivo mentalmente e geograficamente, nei pensieri e nelle azioni di ogni giorno. 

Sono un “tifoso” appassionato del Sud, ma con punte di amore per alcune condizioni sociali, nonché economiche e civili, del Nord che potrebbero fare molto bene alle nostre latitudini meridiane se solo sapessimo prendere il meglio, e non il peggio.

Per esempio, nei molti anni di doppia frequentazione, una cosa mi è rimasta e mi rimane impressa: il riconoscimento delle professionalità, in qualsiasi forma e modo si esprima verso chi svolge, con esperienza consolidata e provata, una professione, dall’artigiano al professionista, lavori, tutti, senza distinzione, che meritano il giusto riconoscimento civico, per l’esperienza acquisita e dimostrata con il proprio lavoro, e soprattutto un giusto compenso.

Devo riconoscere che in tutte le mie esperienze nordiche questo riconoscimento, come gesto di civiltà ed emancipazione, fa parte del quotidiano sistema di normali relazioni e riconoscimenti di valore tra le persone. Invece al sud -e dunque non ci lamentiamo poi- è così radicato nel tempo, in una sua accezione negativa e riduttiva, e perdura tuttora con esiti, sociali, spesso così dannosi, da indurre soprattutto giovani, bravi e talentuosi professionisti, artigiani, ricercatori, ad andare a cercare altrove quei riconoscimenti che non ottengono da noi, e che invece sono necessari per confermare fiducia e soprattutto garantire livelli di vita dignitosi, in un sano circuito economico e attraverso icompensi che impone una raggiunta professionalità.

Come si fa del resto, in molti campi –medicina, avvocatura, agricoltura, creatività, pubblicità- a sottovalutare la necessità di una professionalità che spesso, troppo spesso, viene elusa ed esclusa e quando viene acquisita viene malpagata o addirittura, non pagata per nulla. Non solo, ma la non professionalità, spesso è foriera di pessimi risultati e disastrose conseguenze, si veda in campo edilizio, medico, legale, per i quali spesso costa più spesso “riparare” che aver fatto la scelta giusta all’inizio.

Nei settori dell’arte, del management, della cultura, per esempio si pensa sempre ci si possa sostituire a chi ha dedicato anni di studio ed esperienze, acquisendo cognizioni, competenze, conoscenze specifiche, relazioni che vengono azzerate, troppe volte, al sud soprattutto, e dunque si assiste al mancato riconoscimento di un lavoro e sacrifici, studi ed esperienze, e ci si accontenta, in questo rischioso gioco al ribasso, di mediocri prestazioni e risultati deludenti.

L’esempio della comunità acrese -oggi purtroppo, sempre più modello di un sud in difficoltà- è, negli anni, aver mortificato tanto talento, competenza, da quando, troppo tempo fa, a tali persone non sono state create e offerte occasioni per restare, valorizzare qui il loro talento, farlo lievitare e contribuire alla crescita della comunità locale. 

Quante volte abbiamo sentito ripetere ad amici, conoscenti, la frase “vado via perché qui non c’è spazio per me!”, oppure peggio “lavoro ma nessuno mi paga, al massimo una pacca sulla spalla e grazie”, e quanti hanno trovato successo fuori, e abbiamo rimpianto non averlo capito, oppure, spesso averlo sminuito o criticato come ambizione!

Non si può, del resto, vivere di tentativi, senza competenza e con improvvisazione, non si costruisce futuro e non si radicano professionalità e un sano rapporto tra chi ha necessità e chi fornisce un servizio, una prestazione qualificata. Alla lunga chi ha talento e sa fare le cose, cerca quella soddisfazione che ritiene giusto ottenere altrove.

Una citazione a parte, in questo contesto, meritano le pubbliche amministrazioni e gli enti, che, il più delle volte, al sud,alimentano un riduttivo circuito clientelare, in cui l’affidamento di qualsiasi incarico, si muove sempre per interessi personali, finalità elettoralistiche, costruzione di un consenso personale, dimenticando di valorizzare, al contrario, ed elevare la competizione e scegliere nel meglio delle professionalità e promuovere così anche una sana e buona occupazione. Così come spesso si sceglie di impiegare risorse su iniziative che si esauriscono nell’arco di pochi mesi, alimentando al contempo la precarizzazione dei lavoratori, e scarsa professionalità.

L’umiltà di affidarsi, in modo critico e selettivo, a chi è più competente è sempre un’arma vincente, l’intelligenza di valorizzare le professionalità è indice di civiltà e cultura, e sempre più sarà anche un modo per invertire una negativa tendenza, in questo caso, purtroppo non solo al sud, ma nell’intero paese, che sotto i colpi di questa ennesima crisi rischia di perdere altro capitale umano che fuggirà altrove!

G. Pino Scaglione

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