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Bella ciao e altre storie, di Aurora Luzzi

Bata - Via Roma - Acri


Una tazzina di caffè seduto sul balcone della mia cucina guardando il borgo antico di Acri è il rito di ogni pomeriggio, una sorta di piccolo dono che mi concedo, uno stacco breve da dedicare a riflessioni che mi stanno a cuore o a decisioni che dovrò assumere a breve. Ma oggi ho avuto il piacere – assaporando il mio caffè di rigorosa miscela arabica fatto gorgogliare nella piccola moca a due tazze – di sfogliare l’ultimo lavoro di Aurora Luzzi scrittrice di talento, donna colta fuori dal comune, amica di profonda “stimanza” e originale umanità. E dalla prima all’ultima pagina non mi sono mosso per due ore dalla mia poltroncina di tela, dal mio caffè letterario domestico che oggi ha dilatato il tempo consueto. Sorridevo di tanto in tanto sollecitato dalla sottile ironia che Aurora riesce a fare trasparire dal racconto come l’umido appena percettibile di una foglia che traspira, aggrottavo la fronte confuso di fronte alle emozioni che all’improvviso offrivano i personaggi, e miravo di tanto in tanto il campanile di Santa Maria e la Torre Normanna, come se volessi coinvolgere quei sacrari lontani alla percezione del mio stupore. Un linguaggio scorrevole e fresco e il talento di fornire una introspezione delicata ma puntuale dell’animo umano mi hanno fatto tornare alla mente le novelle di Anton Cechov che lessi da bambino. Oggi il sapore della miscela arabica è servito ad esaltare la bellezza dei tuoi racconti. E avevo l’impressione che fossi tu seduta di fronte a me a porgermi con l’entusiasmo e l’eleganza che ti connotano queste pillole di umanità. Grazie Aurora, non smettere mai di stupirci

Angelo Vaccaro

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