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Acri, o dell’isolamento perenne

La rinnovata autostrada del Mediterraneo, da Salerno a Reggio, fa sfoggio di una segnaletica turistico-culturale che mette in evidenza elementi significativi, nonché secondari, dei vari territori in attraversamento. Scendendo da nord verso sud e viceversa, nei pressi di Acri, nessuno di questi cartelli reca una scritta del tipo “Acri città di Sant’Angelo”, “Acri, città di Vincenzo Padula”, “Acri, città di Giovan Battista Falcone”, e potrei proseguire, elencando quanti pretesti culturali e storici avrebbero potuto comparire nella cartellonistica autostradale, nei pressi dello svincolo che ci riguarda, così da essere inseriti come comunità ricca di storia e cultura alla pari di altre.

Certo questo genere di cose vengono decise altrove, ma se le scelte di questo tipo non ci vedono protagonisti non è per caso o discriminazione, bensì perché, da sempre, Acri non ha mai messo in atto una politica di marketing territoriale che abbia fatto conoscere i propri valori, tradizioni, eccellenze. Prima perché non se ne sapeva nemmeno il significato di parole come queste, ovvero “promuovere il territorio”, poi perché qualcuno non lo riteneva utile, oggi perché si pensa che si possa vivere della perduta eredità di una citazione illustre sul vocabolario Melzi, degli anni Sessanta, che recitava più o meno così “Acri, cittadine della Presila, famosa per la produzione di eccellenti salumi…”, poi il vuoto, ovvero scomparsi da tutte le varie mappe, segnalazioni, guide. Questo dovrebbe insegnare a tutti che non basta affatto dirle le cose, o scriverle in un qualsiasi programma elettorale, affinché si attuino. Soprattutto questo genere di cose che necessitano non di improvvisazione, ma di studi e proposte qualificate. Purtroppo ancora una volta la superficialità delle pubbliche amministrazioni, dimostra che se non c’è visione e investimento sulla promozione, ogni eredità, ricordo, ogni presente, anche eccellenti, sono sempre labili, del tutto inefficaci e non bastano nemmeno ad alimentare la “fiammella” della memoria locale, da rivendere come minima offerta turistica.

C’è poi un grande tema: la carenza cronica di infrastrutture materiali e, oggi, anche immateriali. Da Acri non si passa, occorre venirci appositamente, e le strade sono sempre state una negativa eredità borbonica, tortuose e lunghe, ripide e con tante curve, aggiustate negli anni con tanti fondi pubblici, ma sempre inefficaci. Nemmeno si è mai pensato di poterle immaginare come un percorso paesaggistico e dunque organizzarle verso questa peculiarità: il  viaggiare lenti, che diventerebbe un vantaggio e non un problema.

Stesso discorso vale per le infrastrutture immateriali: non c’è un sistema di rete wireless pubblica e disponibile, un portale pubblico di promozione turistica, se non qualche iniziativa ad opera di alcuni privati, che tuttavia gestiscono le informazioni in modo personale. Per non dire della scarna pagina dell’amministrazione comunale, che ospita uno stringato pacchetto di promozione del territorio, attraverso un divertente, ma inefficace tour virtuale di una semplicità disarmante. Insomma non un progetto di promozione duratura e strutturato, ma episodi effimeri e scoordinati, nel quale persino la bella pagina di Wikipedia su Acri, che non ha finalità turistica se non divulgativa, perde di efficacia.

Affinché qualcuno venga ad Acri, non basta una buona pizza o un buon formaggio, occorrono solide attrazioni di differente tipo, dalla cultura, alla natura, alle arti, piccoli alberghi, ospitalità urbana e rurale, e perché no anche, alla fine, buon cibo; occorre in pratica un‘offerta completa che sia capace di garantire un itinerario completo, che costituisca la possibilità di restare in un luogo come Acri, minimo due o tre giorni.

Se una grande occasione sarà offerta dai fondi comunitari alle regioni del Sud, di cui Acri è parte, questi dovranno essere utilizzati per determinare un miglioramento del contesto civile e infrastrutturale, senza il coacervo di passaggi burocratici che sono da eliminare, attraverso una visione di lunga durata nel pensare gli interventi, e sostenendo le amministrazioni meridionali, che mancano di capacità progettuali indispensabili per utilizzare con profitto i finanziamenti europei. Ciò potrà avvenire solo con una assunzione di responsabilità dello Stato, con indirizzi chiari ed efficaci per realizzare opere di valore sovra regionale, e uno sguardo di lunga durata in settori chiave, come turismo, promozione del territorio, altre e nuove forme di sviluppo ecologico e di attrazione, rientro di giovani meridionali.

G. Pino Scaglione

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