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Negazionismo e coronavirus

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L’atteggiamento dell’uomo di fronte alle calamità o alle epidemie è stato, storicamente, sempre lo stesso. Dapprima paura, sgomento, poi, attenuatasi l’ondata, sicurezza e negazionismo. Ed è quanto sta avvenendo anche a proposito del coronavirus. Il terrore, la paura, l’angoscia di qualche mese fa hanno lasciato il posto a un atteggiamento tanto pericoloso quanto irrazionale. I camion zeppi di bare, con corpi destinati ad essere bruciati, sono stati subito dimenticati e prevale, ad oggi, un atteggiamento negazionista, che tende a dipingere il tutto come una montatura, un’invenzione dei governi. Questo modo di pensare è stato, in parte, favorito da alcuni pareri più o meno autorevoli, che hanno dichiarato l’epidemia praticamente conclusa. Ecco, quindi, che la movida e la voglia di ritornare a divertirsi ha preso il sopravvento a scapito di qualsiasi misura preventiva. Occorre, a questo punto, precisare che una cosa è il contagio, altra è la malattia: ciò che sostengono taluni è che il virus sia clinicamente morto, ossia non in grado, in questo momento, di indurre malattia, cioèmanifestazioni cliniche, polmoniti atipiche in primis. Questo dato è esatto e gli ospedali, in effetti, contano pochi malati, soprattutto nelle aree critiche. Verosimilmente il caldo, come succede per molte infezioni virali, ha determinato una minore virulenza e aggressività. E’ un fatto, comunque, che il  covid continui a circolare e che i contagi, specie tra i giovani, continuino ad aumentare come effetto sia di un allentamento delle misure di prevenzione sia dell’importazione dei contagi da chi proviene da Paesi a maggiore diffusione.  Così come appare difficilmente dubitabile il fatto che in molti Paesi europei e non solo, il virus sta ritornando con forza, come testimoniato dal notevole incremento dei contagi in Spagna, Francia, Germania, Grecia, Croazia, che ha imposto un ritorno a misure restrittive.

L’autunno, peraltro, è dietro l’angolo e con l’avvento della stagione fredda ritorneranno con forza le infezioni virali, a cominciare da quelle che colpiscono l’apparato respiratorio. Allora risulterà davvero difficile, a meno di uno screening generalizzato con tamponi, distinguere i pazienti affetti da Covidda quelli con una normale infezione influenzale. Gli ospedali rischieranno di tornare ad intasarsi e ciò imporrebbe a chi governa di riadottare misure restrittive.

Che fare, dunque?

In primis non mollare con le misure di distanziamento sociale e non abbandonare la mascherina, specie in luoghi chiusi o affollati. 

In secondo luogo, iniziare, appena sarà disponibile il vaccino anti influenzale, a   vaccinarsi, tutti, a prescindere dalle categorie e rischio, che dovranno, ovviamente, avere la priorità. Posto che il vaccino anti Covid non sarà disponibile per tutti prima del 2021, la vaccinazione antinfluenzale permetterà di escludere, nella generalità dei casi, che i sintomi siano ascrivibili prioritariamente ad influenza (fatta salva la percentuale minoritaria di non responders).

Appena sarà disponibile il vaccino anti Covid, è importante che ognuno lo faccia, non solo per proteggere sé stesso ma anche i propri cari più deboli. Solo con un atteggiamento responsabile potremo evitare di rivivere scene che non vorremmo mai più rivedere, neanche in un film. 

Massimo Conocchia

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