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Recuperare coraggio civile e capacità di reazione

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La storia insegna che quello calabrese è stato uno dei popoli più determinati e indomiti, fermo nella rivendicazione dei propri diritti e nel recupero della propria dignità. L’ultimo esempio di questa forza lo troviamo, tuttavia, negli anni ’70 del secolo scorso con i fatti di Reggio. Si aprì, nel 1970, una feroce contestazione, capitanata da esponenti vicini al MSI, Ciccio Franco e Fortunato Aloi. Il tema delle proteste fu la decisione di dichiarare capoluogo di regione Catanzaro. Reggio si sentì defraudata e iniziò una lunga stagione di lotte, con morti e interventi delle forze dell’ordine. Il tutto si concluse col cosiddetto pacchetto Colombo, che smembrò la precedente decisione, lasciando a Catanzaro la sede delle Giunta e a Reggio quella del Consiglio.

Al di là delle etichettature politiche, non vi è dubbio che quelle lotte – al netto di infiltrazioni e degenerazioni – condotte al grido, di dannunziana memoria, di “boia chi molla”, portarono a dei risultati e i calabresi si fecero sentire da un apparato centrale assai spesso sordo e cieco. Sempre negli anni ’70, altre lotte furono condotte e portarono, anche per Acri, a risultati notevoli: l’apertura dell’Ospedale, del centro ESAC (Salumificio), oltre a una serie di servizi, oggi in gran parte rarefatti ed estinti, insieme ai loro interpreti, fra i quali  spiccavano non poche figure di primo piano dell’allora P.C.I..  Ricordiamo nitidamente quel periodo a cavallo tra la fine dei Settanta e i primi degli Ottanta, per averlo vissuto da spettatore, giovane adolescente, che cercava di appagare la sete di sapere e di giustizia abbeverandosi alla varie fonti, dai libri a ciò che le dinamiche sociali prospettavano. Guardavamo con ammirazione alcuni esponenti comunisti. Non tutti per la verità. Già allora, nonostante la purezza e l’ingenuità degli anni verdi eravamo nitidamente in grado di distinguere tra galantuomini  integerrimi e personaggi meno cristallini, che anteponevamo l’interesse personale a tutto il resto, utilizzando cariche e partito per meri interessi di bottega. Ricordiamo lo stuolo di pullman che, in quegli anni, partivano zeppi di operai, contadini, di giovani alla volta di Catanzaro per rivendicare l’apertura dell’Ospedale e, più tardi, del Salumificio. In quest’ultima occasione, la partecipazione di popolo fu tanta e tale da spaventare gli organismi regionali destinatari della protesta. L’ex Sindaco Angelo Rocco –  appartenuto certamente alla non folta schiera dei Galantuomini – ci raccontò che, entrati nell’ufficio del Direttore Generale dell’Assessorato all’agricoltura, ci fu un momento di suspense in quanto lo stesso fu colto da un gruppo di manifestanti mentre porgeva un bigliettino al segretario. La folla, sospettando che contenesse l’intimazione di allertare la polizia, bloccò immediatamente il malcapitato  impiegato, facendosi consegnare il biglietto, che, contrariamente a quanto si pensava, conteneva solo l’ordine di  chiamare la moglie per rassicurarla, sottolineando che non ci fosse nessun pericolo.  Il mare di gente che occupò l’assessorato era tale che il dirigente fu preso dalla paura che i familiari potessero temere per la sua incolumità. Quei viaggi e quelle proteste non furono vane.  Acri alzava la testa e mostrava la schiena dritta. I risultati non tardarono ad arrivare in termini di servizi e riconoscimenti. C’è stata, poi, una lunga stagione di torpore, nelle quale la gente ha pensato che certi diritti fossero piovuti dal cielo e che  fossero eterni. Venute meno le ideologie e la funzione di alcuni partiti, si sono fatti strada il qualunquismo e la disponibilità al compromesso, alle clientele, al voto inteso come favore personale, come scambio di favori.  Nulla di più sbagliato. Ci si è affidati a rappresentanti, nella migliore delle accezioni, incapaci. Sono sati osannati, ci si è inchinati e questi signori hanno creduto che su quel popolo fiero si potesse fare di tutto, compreso urinargli in testa. Forse è giunta l’ora di riprendere la lotta, di far sentire la propria voce, alta, vibrante, assordante, recuperando, al tempo stesso dignità e orgoglio.

Massimo Conocchia

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