Alcune semplici domande per il Presidente Draghi 

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Egregio Presidente, 

nell’attuale contingenza e nell’attesa che Lei chiarisca definitivamente mercoledì prossimo le Sue intenzioni, intendiamo, da semplici cittadini, rivolgerLe alcune domande che da giorni si ripropongono alla nostra mente  e alle quali non riusciamo a trovare risposte adeguate.

In premessa, ci sembra doveroso sottolineare che chi scrive non è un fan dei 5 stelle. Nel 2018 abbiamo votato per Sinistra italiana. Riconosciamo alcuni limiti in un movimento scarsamente articolato sul territorio e con alcuni dei suoi esponenti che non rappresentano propriamente la nostra idea di  politico. Al contrario, nutriamo per Giuseppe Conte una profonda ammirazione per come ha gestito l’Italia in una fase difficile. Ha affrontato la fase più dura della pandemia, con un Paese totalmente impreparato, nella maniera migliore e l’Italia in quei mesi veniva additata come esempio positivo da imitare. Ha portato a casa 209 miliardi di euro, che Lei ora potrà gestire al meglio. E’ stato scalzato, in una fase delicata, da una manovra di palazzo e, da subito, ha sostenuto un governo, che – come sostiene giustamente Pier Luigi Bersani –   non ha mai fatto il suo nome e, contestualmente, ha lavorato per distruggere quei pochi – dal nostro punto di vista lodevoli – provvedimenti: dal reddito di cittadinanza alla lotta ai vitalizi, alla riduzione del numero dei parlamentari e dei costi della politica, ai provvedimenti in materia di giustizia (vedi quelli dell’ex ministro Bonafede) atti a bloccare la prescrizione per reati di particolare gravità, da subito attaccati da una certa Destra. Conte, nonostante gli attacchi concentrici della quasi totalità della stampa italiana, gode ancora oggi di una grande popolarità (56%). 

Ebbene, tutto ciò premesso, ci viene da chiederle alcune cose, alla quali non avremo mai risposta ma che serviranno, perlomeno, a instillare il dubbio in molti.

1) Il Movimento 5 Stelle Le aveva consegnato un documento con nove punti al quale non è stata data risposta, se non generiche dichiarazioni di intenti. Le sembra normale?

2) Giuseppe Conte Le aveva proposto di stralciare la norma divisiva del termovalorizzatore su Roma, in modo da mettere il movimento nelle condizioni di votarlo, senza contravveniread alcuni suoi – giusti o meno – principi. Come mai non lo ha fatto?

3) Da ultimo, Le aveva inviato, tramite il ministro D’Incà, la preghiera di non porre la questione di fiducia sul provvedimento; Lei ha rifiutato, perché?

4) L’uscita dall’aula dei 5 Stelle aveva proprio il senso di un no al provvedimento e non alla fiducia. Nonostante Lei avesse incassato la fiducia con ampio margine (176) si è affrettato a rassegnare le dimissioni. Ci sfugge il razionale. Se lo scopo era tirare fuori il Paese da una fase difficile, avendo i numeri, Lei avrebbe dovuto proseguire per la sua strada, con maggiore lena, non avendo la “palla al piede” dei 5 Stelle. 

5) Mercoledì, probabilmente, renderà irrevocabili le Sue dimissioni, nonostante da Conte continuino a giungere messaggi atti a ad ottenere delle risposte sui quesiti posti. Ci sembra superfluo ricordarLe che le tematiche oggetto del contendere facevamo parte dell’agenda di governo all’atto del suo insediamento.

La risposta ad alcuni di questi quesiti ci pare fondamentale per capire alcune logiche che ci sfuggono e per non dare credito ad alcune tesi circolanti sottoterra, non trovando adeguato spazio nella cordata di testate a lei favorevoli (praticamente tutte, se si eccettua Il Fattoquotidiano). Secondo alcune di queste tesi, malevole, tra Lei e il Suo predecessore si starebbe consumando una resa dei conti legata alla Sua mancata salita al Colle, che Lei evidentemente riteneva naturale (perché, poi?) e alla quale Conte si è opposto con fermezza, sulla base di alcune motivazioni che riteniamo fondate. Il ragionamento del capo dei 5 Stelle sarebbe stato il seguente: se Draghi è stato chiamato al mio posto perché indispensabile per un “governo dei migliori”, per quale motivo, dopo otto mesi dal suo insediamento, avrebbe dovuto abbandonare per fare il Presidente della Repubblica? Delle due, l’una: o non era così indispensabile e l’obiettivo era fare fuori Conte prima che divenisse ancora più popolare, o, se lo era, doveva restare al suo posto. A meno di non dare credito ad alcune idee tanto fantasiose quanto pericolose, in base alle quali Draghi, in barba alle Leggi e alla Costituzione, avrebbe proseguito a guidare il Governo da Colle. Non vogliamo usare termini forti, ma certo si sarebbe trattato di una forzatura gravissima del nostro assetto che, come è noto, non prevede il presidenzialismo.

Ecco, sig. Presidente Draghi, ci piacerebbe che Lei mercoledì fugasse almeno alcuni di questi dubbi e soprattutto , che, ove Lei ritenesse, giustamente, la sua azione di governo indispensabile per l’Italia in questo momento, potendo contare su una solida maggioranza anche senza i 5 Stele (magari ulteriormente rafforzata   da  un ulteriore drappello di transfughi dell’ultim’ora), proseguisse con la Sua azione di governo fino al termine naturale della legislatura. Andarsene dopo avere incassato una solida fiducia sarebbe un gesto che si presterebbe a molteplici interpretazioni, tra le quali rientrerebbe anche quella di cogliere un’occasione per abbondonare una nave che, a differenza delle previsioni iniziali, naviga tutt’altro che in acque tranquille (vedasi i dati su inflazione, disoccupazione, alcune patate bollenti in temadi politiche sociali e di integrazione, tutt’altro facili da gestire con una maggioranza eterogenea). In nome di quella serietà che Le è da più parti riconosciuta, ci aspettiamo che mercoledì Lei contravvenga alle previsioni e continui a restare al timone della nave, malgrado le difficoltà. Se, poi, Lei decidesse anche di rispondere ad alcuni dei quesiti posti da Conte sarebbe fantastico ma non aspiriamo a tanto.

Cordialmente,

Massimo Conocchia

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