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Non tutto può essere come prima

Sono tornati a scuola, quasi tutti, i più grandi al 50%, ma si è tornati, e in molti casi al mondo di prima (o quasi). Mesi di lavoro didattico da casa hanno mutato routine e modalità di lavoro per insegnanti e studenti: molte cose sono state apprese con la didattica a distanza, molte cose vanno meglio in presenza.

Siamo nella parte di mondo che ha potuto scegliere la modalità a distanza (in emergenza) e in questi mesi il digitale è divenuto familiare nella vita quotidiana delle famiglie. Non è stato così dappertutto. In molte parti del mondo milioni di ragazzi e ragazze hanno semplicemente interrotto il loro processo educativo e anche con la ripresa della scuola molti non sono rientrati, rimanendo impigliati nelle maglie della dispersione e dell’abbandono. In Brasile, ad esempio, hanno ripreso la didattica in presenza solo le scuole private mentre la scuola pubblica è ancora semplicemente chiusa. E’ così in altre parti del mondo. A pagare le conseguenze peggiori sono le ragazze, soprattutto quelle provenienti da bassi strati sociali, da famiglie non istruite, che una volta uscite dalla scuola perdono ogni aggancio con la vita sociale esterna rimanendo intrappolate nelle tradizioni familiari. In India la chiusura della scuola a causa della pandemia ha visto aumentare il numero della deprecabile pratica dei matrimoni precoci (di ragazze di 13, 14 e 15 anni) che portano reddito a famiglie povere costrette ad affidare la sorte e il destino delle giovane figlie a uomini adulti.

Ma il rischio dell’abbandono e della dispersione nella pandemia non è solo un fenomeno dei paesi citati è piuttosto un sintomo strisciante e silenzioso che investe anche i paesi più ricchi e “democratici”. Oggi gli insegnanti in tutti i paesi europei, anche in Italia, fanno i conti con quello che nel ritorno a scuola è diventato non solo una eventualità da scongiurare ma in molti casi un terribile fatto da constatare.

La pandemia lascerà tracce importanti nelle generazioni impegnate nei diversi cicli scolastici che si possono però affrontare e mitigare. Agli insegnanti sono oggi richieste immaginazione e competenze speciali per accogliere  in aula (ancora con il distanziamento, con l’osservanza di quei “gesti barriera” che dovrebbero preservare tenendo lontano chi ci è vicino) ragazzi e ragazze investiti dall’evento forse più rilevante delle loro esistenze, quanto meno per le conseguenze emotive e relazionali che potrà avere. A 14/15 anni ci si innamora, si scopre l’altro, l’altra, le emozioni sono al primo posto dalla veglia al sonno. Nei mesi passati hanno usato il telefonino e tutti i dispositivi non solo per fare scuola ma anche per parlarsi, comunicare, scambiare emozioni. La didattica on line consentiva anche questo, una strana vicinanza tra pari nella scuola a distanza. Hanno imparato una vita parallela, durante le ore di lezione, continuavano a parlare, Whatsapp è diventato il loro luogo di comunicazione continua (come parlare con il compagno di banco durante lezione), un cordone ombelicale che li ha tenuti vicini, stretti così da sentire il fiato dell’altro (in forma virtuale) proprio mentre la prof di matematica spiegava dal video. Una vita informale che si è attivata durante la didattica a distanza, una densa vita amicale, legami, parole, risate, che ora con il ritorno nell’ordine scolastico disciplinato dai dispositivi di protezione si è bruscamente interrotto.

Chissà quanti docenti si sono interrogati se e come consentire in aula l’uso dei telefonini, chissà quanti hanno avuto la curiosità di farli parlare delle pratiche digitali informali di scambio continuo nella vita scolastica da casa. I processi di adattamento sono straordinari e producono effetti imprevisti. Molti dei nostri ragazzi e ragazze hanno sviluppato una socialità alternativa e hanno continuato a vivere (per fortuna) tramite la tecnologia.

Come la didattica tornata in presenza tiene conto di questo flusso vitale che hanno attivato? Come in classe gli insegnanti si possono sottrarre all’ottica del controllo e della punizione se si scopre l’uso di un telefonino durante le lezioni? Come si valuterà nel ritorno in presenza il rendimento scolastico? Come la vita vissuta in questi mesi riesce a entrare come patrimonio nel rientro in classe?

Il ritorno nella didattica in presenza non potrà e non deve significare il ritorno al passato. Non tutto può essere come prima.

Assunta Viteritti

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