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Assalto al DDL Zan: l’ennesimo colpo basso di Italia Viva

L’assalto e la bocciatura del ddl Zan è l’ennesima polpetta avvelenata che il signore di Rignano ha messo sul piatto negli ultimi tempi. Dopo avere affossato un governo che aveva contribuito a creare, nel pieno di una pandemia e senza nessuna motivazione plausibile, nei giorni scorsi ha votato con le destre contro il ddl Zan, che prevedeva misure contro l’omo trans fobia. La cosa in sé, ad un’osservazione superficiale, potrebbe persino apparire  non sconvolgente, se la facessimo passare come un discorso ideologico. In realtà è grave se si tiene conto che alla  Camera Italia Viva aveva votato a favore del ddl, aveva proposto modifiche, accettate, e c’erano state dichiarazioni entusiaste di suoi esponenti. Al Senato, improvvisamente, ciò che alla Camera era da promuovere diventa un terreno di scontro sul quale sacrificare anche la faccia e la coerenza pur di creare l’ennesimo scompiglio. Cos’altro dovrà fare questo signore perché il Centro Sinistra lo consideri inaffidabile?

In realtà, lo stesso Letta è ostaggio di posizioni ambigue all’interno del PD, dove resiste un fortino di fedelissimi di  Matteo Renzi, la corrente che fa capo a Lotti per intenderci, e a mezzo del quale il leader di IV riesce a esercitare azioni di disturbo. Se il PD non capisce che non può esistere un partito dalle mille e inconciliabili anime, se non si decide a fare pulizia al suo interno, finirà, come nel passato, per essere ostaggio delle correnti, che gli impediranno una linea univoca.

“Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma  bordello “ (Divina Commedia – Inferno  – Canto VI – vs 78  ) . Questi versi di Dante riecheggiano nella nostra mente e ci consegnano un quadro che, in sette secoli, pur nelle mutate condizioni storiche, non è cambiato nella sostanza della sua instabilità e, per certi versi, nella inaffidabilità dei suoi uomini.

Condizione essenziale per uscire dal desolante stato presente non è affrontare con falsa positività le nostre criticità ma cercare di riconoscerle e non sottacerle. E’ solo dal loro riconoscimento che può venire lo slancio necessario per affrontarle. Non dobbiamo far finta che vada tutto bene ma, al contrario, riconoscere gli ostacoli che si frappongono per fare dell’Italia un Paese normale. Fra questi, sicuramente, la mancanza di un sistema elettorale in grado di garantire stabilità e, al contempo, impedire, pena lo scioglimento delle Camere, cambi di maggioranza, il più delle volte dettati da miseri interessi di bottega. In molti Paesi europei c’è uno sbarramento talmente alto da impedire a minuscole formazioni di incidere negativamente sui destini dei governi. Ai nostalgici del proporzionale diciamo che non vi è nulla di più instabile della frammentazione.

La presenza di Italia Viva nell’attuale panorama politico italiano è forse il segno più eclatante di come, con poca forza, si possano condizionare i destini di un intero Paese.

L’Italia si trova, in questo momento più che mai, di fronte a una svolta: abbandonare vecchie logiche consociativistiche e tentare una riforma elettorale in senso realmente maggioritario, nella quale la coalizione o il partito che dovesse prendere un voto più degli altri  avrebbe la possibilità di governare per 5 anni. Se la maggioranza si dovesse sfaldare, si ritornerebbe immediatamente a votare. Col terrore del voto degli “eletti”, dubitiamo fortemente sulla fine anticipata delle legislature. Siamo convinti che, se il Presidente della Repubblica a gennaio scorso, anziché chiamare Mario Draghi, avesse rimandato Conte alle Camere, indicando come unica alternativa il voto, quel governo avrebbe visto al fine della legislatura. E ne avrebbe avuto pieno diritto e titolo.

Cominciano, intanto, a vedersi i primi “frutti” del governo dei migliori: la fine di Quota 100 e l’assalto al reddito di cittadinanza.

Massimo Conocchia

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