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Sull’arresto di Giovanni Corrao

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Un’infame storia da tacere è quella dell’arresto del patriota siciliano Giovanni Corrao.

Ne abbiamo rintracciato notizia su un numero del 1863 del Precursore. Della vicenda se ne era già occupato Il telegrafo di Torino.

“Arresto dell’ex colonnello Giovanni Corrao

Poco fa verso le 7 p. m. è stato arrestato l’ex colonnello brigadiere signor Giovanni Corrao. Questo arresto per imprudenza dell’autorità di polizia ha preso le proporzioni di un grande avvenimento. Ecco ciò che ci venne riferito da diverse persone. Il Corrao era al passeggio nella strada della Libertà. Due carabinieri gli si fecero sopra, intimandogli l’arresto. Giustamente il Corrao richiedeva loro il mandato, ma quelli nol presentavano e intanto gl’imponevano di seguirli.

Le carrozze, che popolano la passeggiata, si fermarono, i cittadini a piedi fecero ruota; varie voci si udivano che sorreggevano le osservazioni di Corrao. Al veder tanta folla si accostarono il Prefetto con la sua carrozza e il generale Calderina. Scesi a terra, invitarono il Corrao ad ubbidire; questi insisteva sulla mancanza del mandato; tuttavia fu costretto cedere alla forza maggiore, protestando che si arrendeva al Prefetto e non a’ carabinieri. Indi chiesta ed ottenuta una carrozza, scortato da’ carabinieri fu condotto alle carceri.

La scena non ebbe termine qui. Non sappiamo come si sparse voce, vera o falsa non potremmo dire, che un uomo lì presente avesse indicato il Corrao a’ carabinieri. Gli astanti indignati pel modo dell’arresto, sfogarono in imprecazioni contro quell’uomo, e già si stava per passare a’ fatti, e si gridava: dalli, dalli, alla spia, all’infame, al traditore. Quell’uomo si difese traendo una pistola, fu salvato da tre bersaglieri che sel condussero in carrozza, e forse lo avranno lasciato alla Questura, alla quale certamente appartiene.

La chiusura poi è stata un po’ comica. Numerose pattuglie di bersaglieri e carabinieri sono state dirette allo stradone della Libertà ed alle carceri, altre hanno percorso la città come se si trattasse di un grave pericolo per l’ordine pubblico.

Noi non sappiamo il perché dell’arresto, né se vi sia mandato del giudice o pur no; sebbene è a sospettare che non vi sia, perché i carabinieri non ne aveano, e il Corrao di recente era uscito in libertà dopo la persecuzione sofferta in seguito al colpo del 12 marzo. Quello però che ci pare degno di nota si è:

1° L’ora e il luogo scelto per eseguire lo arresto; in mezzo ad un’ immensa popolazione; mentre i cittadini si danno ad un pubblico divertimento, l’arresto è stato una imprudenza.

2° Tutte queste pattuglie fatte uscire in un istante, per le quali alla cosa si diede un’importanza maggiore, e si è mostrata paura di un sol uomo.

3° Il contegno di quelle persone che assalirono la pretesa spia, per cui furono rinnovate le disgustose scene de’ primordi della rivoluzione. Noi non possiamo giustificare questi giudizii di popolo, che potrebbero far versare un sangue innocente in un momento di bollore; e che in tutti i casi rendono responsabili tutti quanti vi prendono parte, di un omicidio”.

Ci hanno sempre insegnato che queste cose le facevano i Borbone!

Se si arrestava qualcuno, mettendo in atto quella scena e senza un mandato del giudice qualcosa, evidentemente non andava. Così i Savoia mettevano il bavaglio!

Giudichi ognuno! Lo faccia dopo aver letto quanto riporta Il Pungolo, di Napoli, stralciandolo dal Precursore:

“Palermo 3 (ndr maggio 1863)

Sappiamo che il signor Corrao ha subìto il primo interrogatorio dal Giudice istruttore, il quale, a quanto pare, non avendo nulla di preciso da accagionare all’imputato vagò in un pelago di incertezze e di vaghe domande, e non ultima quella di una proclamazione di repubblica”.

W la Libertà!

Ma, la storia del Corrao non finisce qui. Bisognava metterlo a tacere. Vi diremo altra volta cosa si fece, perché i “nuovi venuti”, in quegli anni usavano certi metodi sui quali c’è da riflettere.

Giuseppe Abbruzzo

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