“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”

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Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.
Questa frase, attribuita a Laozi, filosofo cinese del 300 a.C., veniva spesso ripetuta agli studenti di medicina da un insigne clinico medico di Siena. La riproponiamo ai nostri lettori perché ci sembra molto efficace e con una molteplicità di campi nei quali possa essere applicata, non solo in quello medico ma in tante  altre situazioni. Ed è indicativa di un modo di essere dell’uomo, o meglio, di alcuni di noi. Con questa frase, l’insigne cattedratico voleva trasmettere agli studenti il fatto che, già allora (primi anni ‘80 del secolo scorso), alla maggioranza delle persone nulla importava delle milioni di vite salvate ogni giorno dal Servizio Sanitario Nazionale, dal medico di guardia medica fino al grande luminare. Alla gente importava, importa, e fa molta più audience e notizia, il caso che magari non va, purtroppo, secondo le aspettative. La statistica ci dice che c’è una percentuale minima di casi che sfugge alle regole. Nella metà delle volte alcuni eventi sono evitabili, nell’altra metà, purtroppo no. Nessun calciatore, per quanto grande e bravo, nell’arco della sua carriera potrà mai essere immune da errori. Quando ciò succede, coloro che prima lo osannavano, sono immediatamente pronti a coprirlo di insulti e qualcuno cercherà persino di invadere il campo per aggredirlo. Quanto appena descritto vale in ogni ambito in cui l’uomo o un gruppo di uomini  si trovano ad agire non per loro stessi ma per altri. Della foresta che cresce importa assai poco e viene considerata un fatto normale. Su quel povero albero caduto si concentra l’attenzione dei più. In molti casi si tratta di attenzione genuina e disinteressata, in altri un po’ meno. Non infrequentemente, tutto si concentra su quell’evento, sul quale spesso si punta per una molteplicità di fini. Chi si muove con obiettivi precipui, di solito, si contraddistingue per i toni allarmistici, scandalizzati. Si presenta come il moralizzatore, colui che si batte per il bene dell’umanità. Quanto, in realtà, gli importi di quel povero albero non è dato sapere.

Quanto riportato, scevro, ovviamente, da qualsiasi riferimento specifico, al solo scopo di stigmatizzare una certa condotta e un certo modo di pensare dell’uomo in generale, ripetiamo, in ogni settore dell’umano procedere.

In un mondo che vive di eccessi (di rumore, di velocità, di beni, di chiacchiere), chi agisce in silenzio, con semplicità, viene considerato come insignificante, scontato. Seppure costellata di successi, la nostra vita non potrà mai essere perfetta. E’ proprio questo che la rende umana. Accettare che non sempre le cose vadano secondo le attese è condizione essenziale per proseguire e progredire in ogni campo.  Insieme al nostro mai perfetto sapere, ci deve essere la consapevolezza di agire sempre con lo stesso intento e le stesse finalità. E’ sola da questo presupposto che può persistere la spinta ad andare avanti.

Massimo Conocchia

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