Istantanee di storia patria: alcuni esempi di uomini dalla schiena dritta

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Il panorama politico locale ha conosciuto uomini di varia estrazione e cultura. Un’umanità composita ed eterogenea, alcuni di spessore, altri fragili, altri eccessivamente inclini al compromesso, altri ancora che hanno fatto dei personalismi il loro vessillo.

Fra i vari interpreti della politica locale, ci limiteremo a fornire tre esempi di uomo e di politico, fraterni amici, con aspetti caratteriali per certi versi antitetici ma accomunati da un comune sentire e dalla stessa visione del mondo, oltre che da un’amicizia sincera e duratura. Ci riferiamo ad Angelo Rocco e Giuseppe Abbruzzo e Fausto Occhiuti. Quasi coetanei, il primo nato nel 1936, gli altri di un anno più giovani, si erano formati politicamente alla stessa scuola e condividevano le stesse idee. Tutti e tre si erano impegnati ufficialmente in politica nei primi anni ’60, gli anni nei quali era ancora forte la presenza dei Francesco Spezzano, per lo meno come ispiratore e sostenitore della politica locale. Ne scriviamo perché questi tre personaggi, pur con sfaccettature diverse, hanno rappresentato degli esempi certamente non unici ma rari nel panorama locale. Poco inclini al compromesso, avevano un’idea che potremmo definire kantiana dell’etica e conseguentemente della politica, filtrata con la loro formazione marxista, che ne ha fatto, per certi versi, degli “uomini di marmo” in un panorama che, ripetiamo, contava personalità variegate. Kant, come tutti sanno, differenziava nettamente l’imperativo ipotetico da l’imperativo categorico. Il primo dipende chiaramente dalla nostra volontà ed è finalizzato al raggiungimento di scopi e obiettivi personali, tesi alla propria felicità. L’imperativo assoluto, al contrario, diverge dalla volontà del singolo e persegue un interesse generale, visto come obiettivo per il raggiungimento del bene comune. Questa loro formazione li ha portati, in politica, ad essere poco inclini ai compromessi e soprattutto a non sottostare a ricatti e forzature, anche a costo di rinunciare a cariche e onori. Tra i tre che abbiamo citato, Fausto Occhiuti ci è stato strappato prematuramente, colpito da infarto poco più che trentenne. Angelo Rocco, sindaco di Acri per ben quattro volte (1975-78; 1978 – 80; 1984-87; 1998-99) non è mai riuscito a completare una consiliatura. Tutte le volte che c’è stato da scegliere tra le proprie idee – giuste o sbagliate che fossero – e la poltrona, ha scelto di sacrificare la seconda a vantaggio delle prime. Con questo non intendiamo dire che sia stato immune da errori o sottovalutazioni ma come uomo la sua figura, al pari degli altri due, emerge titanica.

Su Abbruzzo non ci dilunghiamo per ovvi motivi, ci limitiamo a dire che la sua figura era ben vista anche, diremmo soprattutto, dagli oppositori piuttosto che da alcuni dei suoi compagni di partito, che vedevamo il suo idealismo come fumo egli occhi e un ostacolo a una visione certamente più contingente e “pragmatica”. Candidato alla Regione nel 1980, risultò secondo dei non eletti (non entrò a Palazzo Campanella per meno di 300 preferenze). I suoi detrattori si adoperarono non poco per fermarne l’avanzata. Poco poterono 5 anni dopo, quando risultò, alle provinciali, il più votato sia in valore assoluto che in percentuali in tutta la provincia. A quel risultato non seguì nemmeno un assessorato. Certi personaggi andavano arginati…. Con il crollo del P.C.I., entrambi non aderirono né ai DS né al PD, a cui non riconoscevano il titolo di partito di sinistra. La storia darà, poi, loro ragione.

Abbiamo voluto fornire, col presente scritto, solo alcuni esempi di come sia teoricamente possibile fare politica in un modo diverso. Storicamente, poi, si potrebbero analizzare altre figure, pure di lungo corso e di alta rappresentanza, ma carità di patria e rispetto per le figure appena citate, ci impone di tacere. 

Massimo Conocchia

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