Legittimazione popolare e azione giudiziaria: il caso del governatore della Calabria 

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Il 6 giugno 2025, il governatore Occhiuto ha ricevuto un avviso di garanzia per corruzione nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura di Catanzaro. La fine di luglio il governatore calabrese ha annunciato le sue dimissioni e la contestuale intenzione di ricandidarsi alla guida della regione.

La vicenda, al netto della presunzione di innocenza dovuta verso chiunque, pone diversi interrogativi. Il centrodestra ha fatto quadrato attorno al governatore, difendendone la scelta.

Dall’altra parte si è avuto gioco facile nel mettere in evidenza come la scelta di azzerare l’attuale esperienza di governatore, per sfuggire al giudizio degli elettori tra un anno, fosse, in definitiva, uno stratagemma per presentarsi come vittima agli elettori, eludendo la necessaria e, a nostro giudizio, fallimentare rendicontazione dell’azione di governo. Aldilà di questo aspetto, pur importante, ce n’è un altro che merita di essere sottolineato.

La legittimazione elettorale, e quindi nel caso di specie una rielezione, non può essere in alcun modo scambiata come un’assoluzione, che dovrà necessariamente passare dagli organi competenti, verso i quali, anche i rappresentanti delle istituzioni non possono sottrarsi.

Diversamente, passerebbe un concetto che da una certa parte politica si vorrebbe far penetrare. Di fronte a chi ha vinto le elezioni, i giudici non devono indagare, diversamente verranno fatti passare come magistrati politicizzati che usano la toga per eliminare avversari politici.

Un concetto non nuovo, veniva usato all’indomani del 1992, e di fronte al quale ci permettiamo di osservare che l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è uno dei capisaldi di un regime democratico, scardinato il quale si creerebbe un pericoloso divario tra il cittadino comune e il politico. È proprio su questo aspetto che le dimissioni del governatore Occhiuto appaiano francamente strumentali.

Infine, un’eventuale rielezione sarebbe un segnale pessimo che l’elettorato invierebbe. Una rielezione nelle more della valutazione da parte della magistratura significherebbe che quella famosa questione morale, agitata circa cinquant’anni fa da Enrico Berlinguer, oggi non solo non è una priorità ma è questione irrilevante.

Per tutto quanto sopra, riteniamo l’azione del governatore calabrese sommamente inopportuna, sia sul piano della strategia politica sia sul piano del messaggio che si vorrebbe inviare. Se i cittadini mi rieleggono vuol dire che gli vado bene e quindi poco importano le indagini della magistratura. Non sappiamo chi sarà ad oggi il candidato ufficiale del centro sinistra.

Ci auguriamo che chiunque esso sia lanci un messaggio diverso all’elettorato, cominciando dal presentare liste pulite e ripulite da elementi che hanno fatto parte di una storia recente e meno recente di cui andare poco orgogliosi. Indipendentemente dall’esito della competizione, la composizione delle liste nel centro sinistra sarà un elemento di distinguo di non poco conto. Noi, ingenuamente, continuiamo a sperare.

Massimo Conocchia

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