A proposito di…
A proposito dei due articoli: quello sul marchesino Eufemio e gli eredi dei nostri tempi e l’altro sull’adulazione e gli adulatori, alcuni hanno sentito il bisogno di fare le loro riflessioni, facendomi rilevare quanto dirò di seguito e che avevo dato per scontato.
I suddetti preferiscono esprimersi verbalmente, anche perché, mi fanno rilevare che “la penna pesa”.
Io, che pure scrivo tanto, ne so bene qualcosa.
Allora, mi si dice che ho taciuto su chi genera i novelli marchesini Eufemio.
Come accennato davo tutto per scontato ma, mi si fa rilevare, che avrei dovuto precisare che il fenomeno non saebbe mai esistito e non esisterebbe se non vi fossero “docenti dalla schiena flessibile, pronti a inchinarsi ai Marchesi di turno”.
Esatto! Non vi sarebbe il turpe fenomeno se vi fossero Docenti capaci di fare non solo il loro dovere d’insegnanti, quanto capaci di attribuire i giusti meriti. Se vi sono dei “marchesini Eufemio o figli di papà” che dir si voglia, chi rispetta, anzitutto, sè stesso dovrebbe riconoscere i meriti, anche se sollecitati a fare il contrario.
“Le schiene flessibili – dice il mio interlocutore – dà l’immagine non di un docente, ma di qualcos’altro d’inqualificabile. – Come mai non l’hai scritto? –“, dice l’amico.
La mia risposta è stata ed è: – L’ho dato per scontato -.
Tutto questo mi ricorda un Maestro elementare che, correggendo un compito, accortosi che non era farina del sacco dell’alunno scrisse sul quaderno: “10 al padre”. Come è evidente voleva mettere in evidenza non poco, con quella precisazione.
Mi chiedo: – Quanti maestri, quanti professori hanno questo coraggio? -.
La risposta ai lettori.
Sull’adulazione, gli adulatori e gli adulanti rispondo con una precisazione di Margherita Montansier: gli adulatori, evidenziava hanno il loro tornaconto con i grandi. Lo fanno allo stesso modo dei medici con gli ammalati immaginari. Precisava, poi, che i medici sono pagati per le malattie che quelli non hanno, come quanti si credono grandi, per le capacità che loro mancano.
Si vuole un giudizio di un saggio d’altri tempi?
Socrate diceva: “L’adulazione è come l’amicizia in apparenza, ma non nel frutto”.
Spero di aver accontentato l’amico, che ha voluto discutere su quei miei due interventi.
Sono pienamente convinto, comunque che “i miei venticinque lettori” sappiano giudicare sempre quanto detto e non detto, per evitare lungaggini, e trarre le debite conclusioni.
Giuseppe Abbruzzo














