Una precisazione e un documento: il 1861 si nutrivano speranze – Gli Italiani erano “belli e fatti”

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C’è chi la Storia la studia sui libri di testo che, mutata ad uso e consumo delle classi dominanti diviene storiella e chi la ricerca su documenti e pensieri dell’epoca in cui si svolsero i fatti.

A proposito c’è chi sostiene che sia storico chi è laureato in storia e ritiene che quanti non lo sono non possano essere tali. Facciamo un solo esempio Benedetto Croce non dovrebbe essere considerato storico, né tanto meno critico letterario, secondo questa teoria.

Sempre, secondo questa aberrante teoria, quanti sono laureati il lettere dovrebbero essere grandi scrittori, grandi romanzieri, grandi poeti e la vita ci insegna del contrario.

Detto questo dato che chi scrive non si arroga il diritto di definirsi in nessun modo, anzi di dirsi sono un affamato di conoscenza continua a far parlare i trapassati del loro presente.

Siamo desiderosi di conoscere – dico siamo perché insieme a me vi sono altri pochi – sei alcuni vizi, chiamiamoli così, degli italiani sono nuovi o sono atavici.

A questo proposito vi invitiamo a meditare su quanto scriveva un anonimo su un giornale del 1861, titolando: I colori.

“Prima che il futuro storiografo italiano vi delinei con uno stile ad usum delphini le fasi, i colori ed i sapori di questo primo parlamento italiano, permettete che un neofita agli artificii della storia parlamentare e diplomatica ve ne dica quel tanto che può.

Cavour la sapeva assai più lunga di noi tutti: egli conobbe i polli e ne fece il suo pro.

Aprì la camera e quelli si misero tutti alla sua destra e risposero Amen a tutti i suoi salmi.

Dall’altra banda, voglio dire alla sinistra si misero molte celebrità, molti dotti uomini, molte mostruose riputazioni, molti eloquentissimi, purissimi, incrollabilissimi, martirissimi, i quali, mentre tutti giuravano e sacramentavano di voler fare l’Italia UNA, mentre facevano professione di fede unitaria, si divisero fra loro, si contradissero, s’ imbrogliarono, e, mentre in grande maggioranza che tenevano di fronte avrebbe dovuto avvertirli a star saldi e compatti, colla divisione si fecero conquidere, stritolare, annichilire.

La destra, sgominata la divisa sinistra, non ebbe la generosità che caratterizza gli animi generosi, e diede sacco e fuoco a tutte le cose, profittò della disfatta come gli eserciti che saccheggiarono Roma nel i 327, e dannarono i loro avversari alla Rupe Tarpea, li allontanarono dalle mamnelle dello stato e dissero a longe. La sinistra, meno poche onorevolissime eccezioni, addatasi dal passo sbagliato, rientrata in se stessa, rifletté che non si è rappresentanti della nazione per niente, ed inchinarono il capo al Dio Mammone, e si fecero aprire anch’essi i paschi della Finanza.

Bravissimo!

Ora, domando io, che faranno gli onorevoli nella prossima riapertura del parlamento?

Oh! – c’ è a dubitarne? – si troveranno mutati di colore – Ah! Ah! Ah!”.

Noi non mettiamo tratto di penna. Ognuno dei lettori trarrà le sue conclusioni; cercherà in quanto riportato risvolti e comportamenti dei nostri tempi.

È bene fare tutto questo avendo presente quanto avveniva oltre due secoli fa.

Giuseppe Abbruzzo

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