Dati su opifici scomparsi

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Uno dei problemi per chi ricerca è il rintracciare dati precisi.

Per questo vi è chi scrive per sentito dire o, nella migliore delle ipotesi, ripetendo stancamente il già noto.

Nostro intento, perciò, è comunicare quanto riusciamo a rintracciare.

Questa volta scriviamo su un aspetto poco noto e poco o scarsamente indagato.

Un bene, al quale ai giorni nostri si pone scarsa o nessuna attenzione è l’acqua di fiumi e torrenti.

Nei tempi passati quelle acque, tanto necessarie, cadevano sotto il “mirino” dello Stato, dei feudatari, dei ricchi borghesi.

Nel 1875 nel nostro territorio provinciale la forza motrice di quelle acque azionava 39 gualchiere, 814 trappeti, 81 filatoi di seta, 62 centimoli, 9 conci di liquirizia, 5 macchine olearie, 12 concerie di pelli, 5 lanifici.

Tanti di questi opifici ora è perfino difficile sapere di cosa si tratti. Da ciò la necessità di darne qualche notizia.

Le gualchiere erano, generalmente, collegate ai mulini e vi si rassodavano i panni di lana, che le tessitrici creavano per le necessità delle popolazioni.

Centimoli erano dette piccole macchine usate per molire cereali. Per lo più erano azionate a forza di uomini o quadrupedi.

Va precisato che trappeti e filatoi, fino al 1875 erano immuni da imposta. La tassazione fu un regalo della nuova Italia!

Un autore di quegli anni ci informa, a riguardo, che: “diversi possessori non dichiararono l’uso di alcuni fabbricati, e perché niuna fiscalità fu iniziata nell’ultima revisione del 1870”.

Quanto riportato riguarda la rilevazione e la dichiarazione degli uffici delle imposte dei seguenti comuni: Montalto Uffugo, Acri e Rogliano, appartenenti al circondario di Cosenza: Castrovillari, Cassano al Jonio e Amendolara, per il circondario di Castrovillari; Paola e Belvedere Marittimo, per il circondario di Paola; e Rossano, Corigliano Calabro per il circondario di Rossano.

Di tanti opifici non è rimasto che uno sparuto numero. Vi sono trappeti, una fabbrica di liquirizia a Rossano e il resto è solo un ricordo.

Tanti torrenti e fiumi sono visti ai giorni nostri non come un bene, ma come un pericolo per l’incuria degli uomini, alcuni dei quali li hanno scavalcati con costruzioni a più piani; altri hanno costruiti nei pressi del greto; tanti hanno violati quelle acque e i loro letti. Il ribellarsi conseguente della natura è detta calamità, ma va definita stoltezza umana.

Giuseppe Abbruzzo

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