Se ne va un gigante
Il prof. Giuseppe Abbruzzo si è spento oggi all’ospedale di Rossano. Aveva 88 anni.
E’ il modo più asciutto per raccogliere il groviglio di emozioni che una notizia simile suscita. E’ anche probabilmente il distillato del suo insegnamento: un giornalismo depurato da tutto ciò che gli è estraneo.
Innanzitutto l’aspetto personale e umano, che in questo momento fa premio su tutto il resto.
Quando mi sono imbarcato nell’avventura Acrinews, ho voluto al mio fianco Massimo Conocchia, suo genero, mio caro amico, a cui mi lega innanzitutto un profondo rispetto, oltre a una identità di vedute che ha reso tutto più semplice.
Ma era chiaro a entrambi che la nostra stella polare dovesse essere quella straordinaria e quarantennale esperienza di Confronto che aveva avuto in Giuseppe Abbruzzo il suo grande condottiero. In quattro decenni, la dignità di un’informazione che non offende, se non la mancanza di verità, con un rispetto quasi religioso per il lettore.
Un successo non dura così tanto se non si nutre di valori autentici.
Quel patrimonio, che rischiava di andare perduto, abbiamo tenacemente voluto riportarlo in superficie, ne abbiamo creato una versione digitale e messa a disposizione di chiunque avesse voluto scoprirla o riscoprirla.
In questi circa sette anni in cui ci è stato accanto, ha messo in questa collaborazione una energia, una freschezza e un entusiasmo che da soli rappresentano una grande lezione. Di giornalismo, oltre che di stile.
Mi aveva inviato il suo ultimo articolo lo scorso 29 novembre, sulla imminente festa di San Nicola, ma vi sono ancora tanti altri pezzi inediti non ancora pubblicati e che continueranno ad alimentare la sua rubrica sulla nostra testata.
Persona garbata, mai fuori luogo, la cui grandezza era il garbo nel farla percepire a quanti avevano il privilegio di starle accanto.
Umanamente è una perdita inestimabile, tanto quanto lo è intellettualmente e culturalmente.
Acri perde un gigante, la memoria storica di una comunità intera, il custode di un patrimonio che è la carta d’identità in cui tutti noi ci riconosciamo.
La sua fame di conoscenza lo ha portato ad arricchire un bagaglio culturale che ha messo a disposizione di Acri e soprattutto degli acresi.
Per fortuna, i suoi libri continueranno a parlare di lui, che in questi anni ha parlato di noi.
Ad Acri ha dato tanto, il mio auspicio è che la sua gente sia in grado di restituirlo almeno in parte. Ci sarà tempo e modo per farlo.
Alle sue donne Gina, Anna, Rosamaria e Paola e a tutti coloro he lo hanno amato il cordoglio più sincero e profondo di una persona eternamente grata.
Piero Cirino














