Quando a violare il diritto internazionale sono i “nostri amici”…
Ciò a cui stiamo assistendo da circa due settimane è una chiara, palese violazione di ogni principio su cui si basa il diritto internazionale. L’Europa balbetta, Giorgia Meloni ha affermato di“non condividere né condannare”. Il nostro Ministro della Difesa, al centro di una vicenda a dir poco imbarazzante, non ha potuto fare a meno in Parlamento di dire, a denti stretti, che l’invasione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele viola ogni principio di diritto internazionale.
Eppure, ricordiamo nitidamente i leader europei, compreso l’allora Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, appellarsi al diritto internazionale per imporre sanzioni alla Russia e richiede sacrifici alla gente in nome della difesa di un principio inalienabile, ossia che nessuno Stato ha il diritto di invadere un altro Stato sovrano.
Questo vale, ovviamente, quando a invadere e violare e provocare vittime civili innocenti sia la Russia, quando lo fanno i nostri amici la cosa è, evidentemente, meno grave, al punto da “non condannare né condividere”. Questo doppiopesismo ha messo in luce tutta la sudditanza non solo italiana ma dell’intera Europa di fronte a chi impone la propria volontà in nome della forza.
Unica voce fuori dal coro quella del leader spagnolo Sanchez, le cui dichiarazioni di ferma condanna verso USA e Israele hanno fatto apparire ancora più piccoli tutti gli altri rappresentanti UE. Nemmeno di fonte all’orrore della morte di centinaia di bambini innocenti si è levata una voce di protesta. Nessun rimpianto per i dittatori che hanno gestito le sorti dell’Iran fino a oggi ma la democrazia non si esporta con le bombe, come la storia più e meno recente dovrebbe avere insegnato.
Le vicende ultime hanno fatto passare sottotono le tematiche referendarie ma hanno, al tempo stesso, fatto emergere il governo italiano in tutta la sua drammatica inconsistenza, avviluppato in un abbraccio mortale con chi ci ritiene dei sudditi in grado solo di ubbidire e non prendere posizione. Stranamente, le prime serie difficoltà del governo Meloni sono venute da chi meno ci aspettavamo, cioè dai loro mentori.
L’opposizione continua a pagare un prezzo alto per la mancanza di una visione e di una linea comune, anche se sulle tematiche referendarie sembra avere trovato un motivo di coesione e di battaglia comune. Mentre scriviamo, siamo a circa una settimana dal referendum sulla Giustizia e l’esito appare quanto mai incerto
Tuttavia, l’attuale maggioranza sembra più debole e attaccabile, proprio per le dinamiche internazionali che ne hanno messo in luce la totale inadeguatezza e la posizione supina nei confronti di chi veniva proposto non molto tempo fa come candidato al Nobel per la pace.
La politica estera di un Paese non si misura soltanto nella capacità militare, ma nella capacità di incidere sul piano diplomatico e nella chiarezza strategica. In momenti di crisi globale, chi non prende posizione non resta semplicemente fuori dal conflitto, resta fuori dalla storia.
Mentre il mondo discute le conseguenze di una guerra che potrebbe ridefinire l’intero ordine internazionale e avere un impatto economico notevole su tutti noi, l’Italia sembra avere scelto il ruolo più comodo e insieme più pericoloso: quello dell’irrilevanza.
Massimo Conocchia














