I portafortuna

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Ho scritto più volte del fascino, della jettatura ecc. e accennato ad amuleti per scongiurarli, ora ne dò qualche notizia più precisa.

Gli amuleti portafortuna: ossia quelli che preservano da ogni male, sono antichissimi.

Gli Egiziani ritenevano prodigioso lo scarabeo; i Romani portavano addosso e rappresentavano nelle loro abitazioni il fallo, ecc.

Dalle nostre parti si usano i corni, le mani facenti corna e, fino a non molto tempo fa le madri e le anziane di famiglia confezionavano gli abitìelli (scapolari). Si appendevano al collo dei piccoli e non si toglievano mai di dosso.

In essi vi era una strana commistione di sacro e profano, come spesso avviene, per tant’altro.

Nell’abitìellu non dovevano mancare immagine sacre, una gemma di sale, un frammento di corallo.

Un autore, a sottolineare la potenza degli amuleti riporta di un mercante, specializzato in questo genere di portafortuna-scongiuri.

Questi attraversava i Pirenei; quando, ad un tratto l’assalirono i lupi che, ovviamente poco sapendo del potere degli amuleti, che il pellegrino aveva addosso, lo divorarono.

Va precisato che l’uomo era noto come gran peccatore e si gridò: – Al miracolo! -.

– Perché? – vi chiederete.

Perché i lupi avevano divorato tutto, ma proprio tutto dell’uomo, ma non avevano toccato gli amuleti, che, per la verità, erano non commestibili e custoditi in una valigia con serrature di ferro.

La Chiesa vide nell’uso degli amuleti qualcosa di diabolico e nei vari Concilia furono condannati.

L’imperatore Costanzo, va detto ad onor del vero, anche lui ne proibì l’uso decretando, nientemeno che, la pena di morte per i trasgressori.

Si precisa, per chi avesse voglia di consultarla, che la legge è citata da Amniano Marcellino. Essa fu eseguita così rigorosamente che Valentiniano mandò a morte una misera anziana donna.

La motivazione fu che ella liberava dalla febbre non solo con amuleti, ma con parole “incantate”.

Fece, ancora, tagliare la testa a una giovane, che si diceva toccasse un cero pezzo di marmo, pronunciando sette lettere dell’alfabeto, per guarire il mal di stomaco.

Gli amuleti preservavano, come si riteneva e si praticava?

Vi credete, ancora?

A crederci, comunque, non si perde nulla, perciò fate voi.

Giuseppe Abbruzzo

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