Non fermarti alla prima taverna!

Bata - Via Roma - Acri

Un grande Maestro, quando ci cimentavamo nelle traduzioni dal latino e in latino e, data la nostra inesperienza e la fretta di finire, “coglievamo” il primo significato d’un vocabolo. Il Maestro, allora, guardandoci torvo diceva: – Non hai capito che non devi fermarti alla prima taverna! -.

Era un miracolò se non ci scappava, anche qualche scappellotto.

Tanto mi torna a mente, considerando sul comportamento di tanti riguardo a un detto divenuto celebre: Io sono io e voi non siete un c….!.

Provate a chiedere: – Chi l’ha detto? – Vi si risponderà: – Il marchese del Grillo -.

È vero. Lo sceneggiatore del celebre film, riporta il detto col quale il Marchese imponeva la sua supremazia, divertendosi a giocare brutti scherzi ai miseri, estrapolandolo da un sonetto del celebre poeta romanesco: Giuseppe Gioacchino Belli, irreverente verso l’autorità costituita che, all’epoca, era nientemeno che il papa-re. Il Belli sapeva bene che questi, poco curandosi della vita dei miseri, spesse volte li mandava a morte e il celebre boia, Mastro Titta, ci ha lasciato un bell’elenco dei tanti, che finivano sotto la mannaia o appesi alla corda.

Chi non si ferma alla prima taverna coglie che, quel sonetto, è un’invettiva contro lo strapotere dei potenti e nella fattispecie del papa, del quale non dice gran bene.

I versi recano il titolato, perciò, Il despotismo. Si riportano a evitare la fatica di ricercarli:

   C’era una vorta un re che dar palazzo

mannò fori alli popoli ‘st’editto:

io so’ io, e voi non sete un cazzo,

sori vassalli buggiaroni, e zitto!

   Io fo dritto lo storto e storto er dritto;

posso venneve tutti a un tanto er mazzo;

io, si v’impicco, non ve fo strapazzo,

chè la vita e la roba io ve l’affitto.

   A ‘sto monno chi nasce senza er titolo

o de Papa, o de Re, o d’ Imperatore

quello non po’ avè mai voce in capitolo.

   Co ‘st’ editto annò er boia pe curriero,

interroganno tutti in sur tenore;

e risposero tutti: è vero, è vero.

Il potente poteva far tutto contro tutti e il papa-re non era da meno. I sudditi non potevano che approvare passivamente. I poveracci non contavano effettivamente un bel nulla.

Così, come il papa-re potevano far risultare dritto lo storto e storto il dritto.

Il Belli, conoscendo bene l’animo della folla, che non osava contraddire e spiattellare in faccia al boia le tante ingiustizie. Per quieto vivere i sudditi del papa, da buoni pecoroni, malgrado l’invettiva riportata, dicevano, a capo chino: è vero, è vero.

C’è da chiedere: – Ora che non vi sono re, imperatori, papa-re il sonetto è attuale? –

C’è chi salito al potere non dice, sotto altra forma, quella “precisazione”?

Chi ha un minimo di potere, finendo, perfino, a chi, per merito dei contribuenti guadagna un tozzo di pane e se ne sta dietro uno sportello, non fa risuonare la fatidica frase?

E il politico, che in campagna elettorale ha elargito promesse e fatto vedere la sua lotta per l’uguaglianza fra i cittadini, non pronuncia, una volta seduto sullo “scranno”, la fatidica precisazione: – Io sono io e voi non siet un c…? –

Fate mente locale. Più d’una volta vi sarà capitato e, purtroppo, vi capiterà di sentire: io sono io e voi, con quel che segue.

– Si finirà di sentire l’eterna eco una buona volta? – mi chiederete.

Finirà se da servi ci si riscatterà divenendo liberi e uguali.

Giuseppe Abbruzzo

Bata - Via Roma - Acri

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: - Contenuto protetto -