La Spagna assediata: quando l’immigrazione diventa un’arma politica
Esistono momenti nella storia in cui le coincidenze sono talmente numerose da indurre molti a interrogarsi sul contesto politico in cui avvengono.
È il caso della Spagna, oggi governata da un esecutivo che, su numerosi dossier internazionali, ha scelto di percorrere una strada autonoma rispetto alle posizioni sostenute da gran parte della destra occidentale e, in alcune circostanze, anche rispetto alle aspettative degli Stati Uniti. In questo scenario, il Mediterraneo torna a essere molto più di una frontiera.
Diventa il luogo dove si intrecciano emergenze umanitarie, interessi geopolitici e convenienze politiche. L’aumento degli sbarchi sulle coste spagnole è, anzitutto, una tragedia umana. Migliaia di persone affrontano viaggi disperati, spesso nelle mani di trafficanti senza scrupoli.
Negli sbarchi della settimana scorsa, alcune decine di persone hanno perso la vita. Queste persone meritano il nostro rispetto, la nostra compassione, il nostro dolore. Ma sarebbe ingenuo pensare che una crisi di queste dimensioni produca soltanto conseguenze umanitarie. Ogni grande flusso migratorio genera inevitabilmente effetti politici, alimenta tensioni sociali e mette alla prova la tenuta di qualsiasi governo.
Non sorprende, allora, che il governo di Madrid sia diventato il bersaglio privilegiato delle critiche delle forze conservatrici europee. Da più parti si ripete che “non sa governare”, che “ha aperto le porte”, che “ha perso il controllo”.
È un copione già visto, in cui la complessità viene sacrificata sull’altare dello slogan. Anche il governo italiano, spesso su posizioni molto distanti da quelle spagnole, non ha mancato di sottolineare le divergenze, soprattutto in materia di immigrazione e di politiche europee. La distanza politica tra Roma e Madrid è evidente. Altra cosa, però, è trasformare ogni difficoltà della Spagna nell’occasione per delegittimarne l’azione.
La decisione del governo italiano di sospendere per un mese il trattato di Schengen è un qualcosa che non trova alcuna giustificazione se non nel tentativo di mettere in difficoltà ulteriormente il governo di Sanchez.
La Spagna, dal canto suo, ha ricordato all’Italia il fallimento delle nostre politiche migratorie, sfoderando cifre che dimostrano come gli sbarchi sulle nostre coste siano state negli ultimi cinque anni nettamente superiori rispetto a quelli avvenuti in Spagna. Alla faccia delle intenzioni proclamate da Giorgia Meloni in campagna elettorale. Quello sulle politiche migratorie è solo l’ultima in ordine cronologico delle promesse mancate di questo esecutivo.
Ci inginocchiamo a Trump ma non esitiamo un attimo a rompere i rapporti con una nazione tradizionalmente amica, solo perché il suo governo non è gradito agli Stati Uniti per le posizioni coraggiose che ha avuto a proposito della questione palestinese e della guerra in Iran. Noi continuiamo a manifestare ad ogni occasione il nostro vassallaggio e il nostro servilismo anche di fronte a situazioni in chiaro spregio del diritto internazionale.
È importante essere rigorosi: non esistono prove pubbliche che l’incremento degli sbarchi sia stato orchestrato da governi occidentali per colpire l’esecutivo spagnolo. Sarebbe scorretto affermarlo come un fatto. Ma è altrettanto legittimo osservare che, nella competizione politica internazionale, le crisi migratorie vengono spesso sfruttate come strumenti di pressione, di propaganda e di logoramento. La domanda, allora, non è se qualcuno “organizzi” i flussi.
La domanda è chi tragga vantaggio politico da ogni barcone che arriva, da ogni emergenza trasformata in titolo di giornale, da ogni paura alimentata anziché governata. La destra internazionale sembrava aver trovato nella questione migratoria il terreno ideale per costruire consenso, dipingendo ogni governo progressista come incapace di difendere i confini e ogni politica di accoglienza come sinonimo di debolezza. È una narrazione efficace, semplice, immediata.
Ma la realtà è molto più complessa. I dati dimostrano che quattro anni di governo di centrodestra hanno tutt’altro che risolto il problema, anzi. Per non parlare dei centri in Albania, pagati con i soldi dei contribuenti e sostanzialmente inutilizzati. Le migrazioni sono il prodotto di guerre, povertà, cambiamenti climatici, instabilità politica e reti criminali transnazionali.
Pensare che possano essere risolte con uno slogan o con un post sui social significa illudere i cittadini. La Spagna, oggi, è chiamata a governare una crisi difficile. Le opposizioni hanno il diritto di criticarne le scelte, ma la critica diventa poco credibile quando si limita a trasformare ogni sbarco in un’arma di propaganda e soprattutto quando si scontra con i dati che dimostrano il fallimento delle politiche sull’immigrazione del nostro governo. In democrazia il confronto è necessario.
Ma dovrebbe sempre poggiare sui fatti, non sulle convenienze del momento. Perché quando le tragedie umane diventano soltanto strumenti di lotta politica, a perdere non è un governo. È la qualità stessa del dibattito pubblico.
Massimo Conocchia
















