Che cos’è la destra, cos’è la sinistra?
Questo passo di una nota canzone di Gaber riecheggia spesso nella nostra mente negli ultimi mesi. La domanda che continua a riproporsi è sempre la stessa: cos’è la sinistra in Italia? C’è un partito che ne difenda i valori e gli interessi?
A giudicare dalla condotta del principale partito della coalizione di Centro sinistra, il PD, non sembra di riconoscere in questa formazione nessuno degli ideali tipici della sinistra. Si tratta di un partito frammentato e diviso in 1000 anime, spesso tra loro contrastanti.
Fermiamoci un attimo a considerare quali sono i principi che permettono ad un partito di dirsi di sinistra: l’attenzione alle fasce più deboli, il welfare, il diritto alla salute il diritto allo studio garantiti dallo Stato, la tutela della costituzione, la lotta alle diseguaglianze, una politica fiscale che faccia pagare di più a chi più ha, garantendo maggiori tutele a chi è più esposto, per finire al pacifismo che è sempre stato uno degli elementi fondanti di un’ideologia di sinistra.
Proviamo un attimo a vedere qual è stata la posizione del partito democratico su questi termini gli ultimi anni, a cominciare dal sostegno convinto all’Ucraina e all’invio di armi continuo. Coesistono, all’interno del partito democratico, sensibilità e idealità che sono molto più simili alla destra che alla sinistra.
Non è certo un mistero che una parte del partito democratico all’ultimo referendum sulla giustizia ha fatto chiaramente campagna per il sì. Così come non è un mistero, la simpatia di buona parte di questo partito per Mario Draghi, con tutto quello che ha significato anche con la sua breve esperienza di governo, focalizzata prevalentemente a distruggere molte delle conquiste che negli ultimi anni erano state fatte, a cominciare dalla demonizzazione del reddito di cittadinanza, alla famigerata riforma Cartabia, all’invio di armi all’Ucraina col tentativo di saltare anche il consenso del parlamento.
Il sostegno alle sanzioni contro la Russia e il rifiuto del gas russo che ci ha costretti a dipendere ancora di più dal gas americano molto più costoso. Il paradosso è che, negli ultimi otto anni, le poche riforme di sinistra sono state portate avanti e proposte non dalla sinistra ma da un partito che è nato come populista, il movimento cinque stelle.
Il reddito di cittadinanza, la spazza corrotti, il tentativo di riforma della giustizia bloccando la prescrizione per il processi che avevano già avuto una sentenza di primo grado, la riduzione dei parlamentari, la lotta ai vitalizi, il sostegno a una politica energetica che va nel senso di un potenziamento delle rinnovabili, tutte battaglie portate avanti dai penta stellati.
L’abdicazione del partito democratico per le tematiche più care alla sinistra ha prodotto un forte scollamento con la base ed è una delle ragioni principali del forte astensionismo. La confusione regna sovrana e a un anno dalle elezioni, non c’è ancora una coalizione, non c’è un programma e non c’è il nome di chi dovrebbe guidarla.
Con queste premesse, non c’è da meravigliarsi se l’esito delle prossime elezioni premierà ancora una volta una coalizione che ha galleggiato per cinque anni senza produrre nulla ma che i pochi che vanno a potrebbero prediligere, non fosse altro per una garanzia di stabilità.
L’assenza dei risultati, le beghe interne, la lotta ai magistrati, una classe dirigente mediocre, passano in secondo piano di fronte allo spettacolo indecoroso in termini di incapacità e di mancanza di coraggio e di coesione che sta offrendo a coalizione che dovrebbe contrapporsi a Giorgia Meloni.
Massimo Conocchia














