Due bambini senza scuola, adesso il Comune si assuma le proprie responsabilità

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Di fronte alla vicenda dei due minori con disabilità che, secondo quanto reso pubblico, hanno dovuto interrompere la frequenza scolastica e le attività terapeutiche per l’assenza di una soluzione di trasporto, credo sia necessario riportare il confronto sul terreno che dovrebbe interessare tutti: quello dei diritti, dei servizi e delle responsabilità amministrative.
Non entro nella vicenda personale della famiglia e non intendo alimentare una contrapposizione che finirebbe per coinvolgere, ancora una volta, proprio chi dovrebbe essere maggiormente tutelato. Ma proprio perché si parla di due minori con disabilità, ritengo doveroso porre alcune questioni che vanno oltre questo singolo caso.
Il Comune non può considerare risolto il proprio compito semplicemente prevedendo un contributo economico alla famiglia: il contributo può essere uno strumento, ma quando una famiglia non è più concretamente nelle condizioni di organizzare il trasporto, come in questo caso, l’Amministrazione comunale dovrebbe impegnarsi per garantire il servizio.
Diversamente detto, trovare un mezzo idoneo, un conducente, un eventuale accompagnatore e coordinare tutto con scuola e terapie non può essere limitato una semplice questione economica, ma rappresenta è un problema organizzativo che non può essere scaricato sui genitori.
E qui, dunque, che emerge una precisa responsabilità del Comune di Acri.
Peraltro, l’inizio dell’anno scolastico non era un evento imprevedibile. Le esigenze dei minori erano conosciute e i Progetti di Vita erano già stati attivati, eppure si è arrivati alla situazione paradossale – e che non dovrà più ripetersi – nella quale due bambini non hanno potuto frequentare regolarmente la scuola per l’assenza di una soluzione di trasporto.
A questo si aggiunga in altro dato rilevante: lo Stato interviene direttamente a supporto delle amministrazioni locali. Ogni anno, infatti, il Ministero dell’Interno provvede al riparto di risorse vincolate a valere sul Fondo di Solidarietà Comunale per il potenziamento del trasporto scolastico degli studenti con disabilità. Dunque, la programmazione e l’organizzazione del servizio non possono essere considerate questioni lasciate esclusivamente alla disponibilità contingente dell’ente, ma sono oggetto di apposito finanziamento statale.
Se, come affermato dall’Amministrazione, il problema sembrerebbe oggi risolto attraverso una convenzione con l’ASPA, da sempre attenta ai bisogni dei cittadini, e l’utilizzo di un mezzo comunale, allora la domanda sorge spontanea: perché questa soluzione non è stata individuata prima?
È questa la lacuna che non può essere nascosta dietro la serie di comunicati stampa che si sono susseguiti in questi giorni.
La vicenda dimostra che non basta avere strumenti, risorse e Progetti di Vita sulla carta, ma occorre trasformarli in servizi concretamente accessibili.
Ed è proprio questa la direzione nella quale si sta muovendo la Regione Calabria, attraverso il lavoro dell’Assessore al welfare e all’inclusione sociale Pasqualina Straface, che ha portato all’approvazione delle nuove linee di indirizzo per i Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati, con una visione fondata sulla presa in carico complessiva della persona e sulla costruzione di risposte realmente aderenti ai suoi bisogni.
Questo dovrebbe essere il modello anche per il Comune di Acri: non limitarsi a gestire l’emergenza quando il problema diventa pubblico, come nel caso dei due bambini, ma programmare per tempo servizi capaci di garantire continuità e inclusione.
Prendo, infine, atto dell’annuncio secondo cui da lunedì i due bambini potranno finalmente tornare a scuola e alle loro attività terapeutiche. Se sarà così, sarà certamente una buona notizia, ma non confondiamo la soluzione finalmente trovata con il fatto che il problema non sia mai esistito.
Due bambini non dovrebbero mai arrivare a non frequentare la scuola perché manca un servizio di trasporto.
Questo è il punto. Ed è su questo che il Comune di Acri deve interrogarsi, assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità.

Avv. Nicola Feraudo
Consigliere comunale

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