Elly tentenna e la destra ringrazia

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Elly Schlein è da tempo impegnata in una difficile operazione di equilibrismo, nel disperato tentativo di tenere insieme le molteplici anime del PD in vista delle probabili primarie. Il risultato è un atteggiamento ambiguo e per nulla chiaro su tematiche importanti che ancora dividono il campo largo.

Su politica estera, armi all’Ucraina m la segretaria glissa sempre, rimandando e schivando le domande, cavandosela il più delle volte con un laconico “decideremo insieme e troveremo un quadra”. Quando Elly? Siamo a meno di un anno dalle elezioni e non si parla di programma, di leadership, meno che mai di primarie. Intanto, cominciano ad arrivare i primi segnali di disaffezione verso la politica del “ma anche”.

E così, dal 24% che era riuscito a portare, il PD è scivolato nel recente sondaggio di Pagnoncelli sotto il 20%, tanto da far venire in meno le poco brillanti gestioni di Enrico Letta e della sua “agenda Draghi”. I giovani, che forse potevano essere coinvolti all’indomani del referendum, sfruttando quel moto che li aveva portai in massa a dire no a Meloni, si sono nuovamente allontanati, mentre quelli, come la giovane Virginia, che aveva provato a scuotere le coscienze intorpidite degli organismi immobili e sclerotici della dirigenza PD, sono state, nella migliore delle accezioni ,ignorate quando non attaccate bruscamente da parte della stampa compiacente.

Scendere sotto il 20%, mentre 5 Stelle si mantengono stabilmente sopra il 14% e AVS sopra il 6.2, significa poche probabilità per il campo largo di superare il 42% e quindi, se passasse la nuova legge, di ottenere il premio di maggioranza. A quel punto Giorgia Meloni si alleerebbe con Vannacci, in quello che diventerebbe un proporzionale puro e ritornerebbe al governo, regalandoci qualche altro anno di immobilismo e riuscendo a portare una figura di destra, per la prima volta, al Quirinale.

Da questo scenario si esce solo superando le ambiguità e parlando un  linguaggio chiaro, di sinistra, fatto di pacifismo e difesa del diritti, di welfare e sostenibilità. La strada è stretta e a senso unico e va percorsa con decisione e senza tentennamenti, anche a rischio di sacrificare alcuni compagni di viaggio che ad oggi stanno paralizzando l’azione della segretaria PD e con essa della costruenda coalizione.

Se per parlare un linguaggio in grado di riportare al voto i giovani e i disillusi bisognerà rinunciare a quel minuto gruppo dem e a Renzi, personalmente non avremmo dubbi. Anche perché, in Italia, solo il 18% è a favore della prosecuzione dell’invio di armi in Ucraina. La maggioranza del campo largo (5 Stelle e AVS, che insieme sono a 20,2%) è su una posizione contraria all’invio di armi e il   PD allo stato, con il suo allarmante 19% risulta in minoranza. Se non si prende coscienza di come questo atteggiamento ambivalente sta soffocando ogni possibilità di ripresa della coalizione di centro-sinistra, bisognerà rassegnarsi a perdere e assistere a un copione tristemente noto.

Massimo Conocchia

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