La pagnotta e i pagnottisti

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Abbiamo scritto altre volte sulla “pagnotta”, su un periodico che aveva questa testata e su come erano visti i “pagnottisti” e i “fornai” che li sfornavano nel dopo Unità d’Italia.

Questa volta è nientemeno uno che si firma “Prete Luigi Nicora”. Sì era proprio un prete e scriveva su un giornale cattolico nel 1877. Non mettiamo nulla di nostro, cediamo a lui:

“In chi trova forza un governo rivoluzionario centralizzato? Nel ceto dei pubblici funzionarii? Ma questi oggidì per la centralizzazione non sono più, che impiegati, burocratici, ossia pagnottisti, come suol dirsi con vocabolo certo non nobile, ma perspicuamente significativo. Nei governi centralizzati e costituzionali il ministro è responsabile di tutto e di tutti; tutti adunque devono cedere innanzi a lui, e non aver altra volontà che la sua. L’impiegato dal momento che accetta di essere tale, acconsente ad abdicare la propria coscienza; suo codice è il regolamento ministeriale, ossia sua legge è la volontà del ministro, dal quale dipende la sua pagnotta; onde che in sostanza sua patria, sua legge, sua religione, suo Dio è la pagnotta. Per acquistare la pagnotta giura a tutti i governi, e tutti per conservar la pagnotta egli abbandona; per la pagnotta vota, e lavora per chicchessia.

Per la pagnotta oggi serve la rivoluzione, e perché per la pagnotta domani non servirà i cattolici insediati al potere, eccedendo per avventura nello zelo onde far dimenticare il passato rivoluzionario? Liberate gli impiegati dalle lesinerie e falcidie, onde è colpito il loro tozzo; metteteli un po’ al largo con quell’aumento di stipendio, che è reclamato dai bisogni del tempo, e che la rivoluzione promette ma non concede, elevateli alla dignità di pubblici funzionari sicuri dallo staffile delle arbitrarie traslocazioni e delle impedite promozioni”.

Questo il pensiero del prete. E noi? Lasciamo a voi ogni considerazione e il raffronto 1877=2023.

Nel 1864, a proposito del fenomeno, si era pubblicato:

TUTTI PER LA PAGNOTTA

    Ferve in Italia un’accanita lotta

Fra gli scavezzacolli ei moderati:

Ma degli uni e degli altri a che i conati

Miran? Ad arraffar miglior pagnotta.

Non sarà peregrino presentare qualcuna delle idee del Padula a riguardo. Ecco cosa suggeriva nel 1864, per un’Italia nuova: “Perché un governo metta radici profonde e si consolidi, è mestieri che crei degl’interessi, e creare interessi vuol dire creare una, due, tre classi di uomini, alla cui esistenza sia necessaria l’esistenza del governo. La è questa una verità assai vieta nella terra dove nacque Macchiavelli, ma il nostro governo non la intese, e si è condotto in modo che non vi è una sola classe di persone interessata al trionfo dell’unità d’Italia, tranne quella degl’impiegati.

Così invece di guardare alle classi che sono poche, poco esigenti e di facile contentatura ha guardato agl’individui, che sono molti, e petulanti; e si è messo nella necessità di dover crescere il numero degl’impiegati e di reputare alla sua esistenza il loro soccorso indispensabile. Non si è soddisfatto il clero, ma si è irritato; si e creduto il prete nemico al governo ed al progresso, né si è capito che in questo misero mondo le idee degli uomini sono mille e diverse, lo scopo è uno ed il medesimo, quello di essere felice; e che dovere del governo non sia già di accordare la varietà dei pensamenti e delle credenze (ché ciò tornerebbe difficile anche allo stesso Dio), ma si bene di conciliare gl’interessi ed i bisogni di tutte le classi. L’idee non è possibile che si scompagnino dalla sensazione: Libertà, unità d’Italia sono le idee, la pagnotta è la sensazione; infallibilità, indipendenza della Chiesa, Paradiso e Religione sono le idee, la pagnotta è la sensazione. Nella pagnotta convengono tutti gli uomini, il Papa e Mazzini, il borbonico e l’unitario; la differenza tra essi sta solo in quella delle idee, che invocano per provare il loro dritto a conseguire la pagnotta.

A chi questa idee parranno da pessimista, diremo che per far buona prova in fisica è mestieri porre da banda la metafisica, e per governare bene i popoli è bisogno credere unicamente alla materia, e poco o nulla allo spirito”.

Giuseppe Abbruzzo

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