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Frammenti di vita d’altri tempi: lo “scuolabus”

Questa foto ci è stata inviata dall’amico Armando Covello. Ci piace condividerla con i nostri lettori perché è portatrice di valori profondi, che è doveroso tramandare. La foto dovrebbe essere della fine degli anni ‘40. L’asino fungeva, appunto, da “scuolabus “ e trasportava i pochi fortunati che si potevano permettere un minimo d’istruzione. Erano anni in cui il tasso di analfabetismo era ancora alto e non esisteva la scuola dell’obbligo. La foto è importante per capire il punto di partenza, da dove veniamo e, contestualmente, le condizioni di vita dei nostri nonni e dei nostri padri. Le nostre radici contadine emergono con chiarezza dell’immagine, che esprime tanta altro. Erano tempi in cui mancava l’essenziale e la gente del popolo viveva di poco. Si pensi che servizi essenziali per gli standard minimi del vivere erano chimere. Nel 1946, l’allora Sindaco, Saverio Spezzano, emise un’ordinanza con la quale obbligava le popolazioni del centro ad allacciarsi alla neonata rete fognaria. Ci fu una sollevazione popolare e ci vuole del bello e del buono per convincere la gente ad aderire a questa basilare norma igienica. Fino ad allora, la gente svuotava i vasi da notte a cielo aperto e avventurarsi per le strade e vicoli del centro era un avventura non priva di rischi.
Ringraziamo l’amico Armando per questa testimonianza.
Chiunque avesse foto d’epoca e volesse inviarcele, saremmo lieti di pubblicarle.

Massimo Conocchia

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2 Risposte

  1. Franca Azzarelli ha detto:

    La foto che il dottore Conocchia ha condiviso con i lettori di Acrinews rappresenta un asino che si accinge a portare a scuola dei bambini. Non ho potuto, guardando quell’immagine, non pensare all’articolo pubblicato dal Prof. Abbruzzo su “ Studi sugli asini” di Padula.
    Ho avvicinato inevitabilmente l’asino della foto all’asino umano, al cui accostamento siamo da sempre abituati e che Padula sottolinea con maestria.
    Mi sono chiesta: perché accostare un animale così serio, compunto, forte, lavoratore e caparbio a una categoria umana che manca delle suddette caratteristiche e di altre ancora? Com’è nato questo connubio ? Forse perché l’asino risulta essere poco intelligente? Ma il confronto non regge, visto che la parte di esseri umani che Padula chiama “asini umani” è costituita da persone intellettivamente molto dotate. O si tratta di furbizia, che risulta essere solo un surrogato dell’intelligenza?

    • Massimo Conocchia ha detto:

      Franca carissima, concordo con te. L’asino è sempre stato, nelle nostre realtà, un animale guardato con molto rispetto, perché parte integrante di un nucleo familiare che contribuiva a sostenere, essendo per i tempi indispensabile e in molti casi fonte di sostentamento. Sull’accostamento con gli “asini” umani, non saprei dirti: è probabile, comunque, che ciò che tu dici in conclusione il tuo post, circa la furbizia, sia oggettivamente vero: la furbizia è, effettivamente, un surrogato dell’intelligenza e chi è realmente intelligente non ha bisogno di ricorrere alla furbizia. Grazie ancora per le tue sollecitazioni, massimo.

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