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La gradinata di Via XXI aprile (Monachelle)

La parte del centro storico di Acri, che si estende ad Est della congiungente Purgatorio-Strada di S. Leonardo (quella che, secondo alcuni, conserverebbe l’impostazione urbanistica medievale) è percorsa da due arterie principali: Via Vincenzo Padula e Via Vincenzo Julia (nota anche come Via Grande).
La Via Julia incomincia ad innalzare la sua quota fin dall’inizio, dalla località “Pizzillo”, e dopo 130-140 m si viene a trovare con un dislivello di quasi dieci metri rispetto alla quota di Via Padula.
Il collegamento fra le due arterie era possibile solo tramite una gradinata. E così avvenne! Si incominciò ad addolcire la pendenza del terreno (granito alterato) con gradini in pietra, poi ai gradini si aggiunse un ciottolato per la pedata, e successivamente, verso la fine degli anni ’50, si realizzò, con maestria progettuale ed esecutiva, un bell’allineamento di 40-45 gradini in calcestruzzo.
In quegli anni si eseguì anche il “rinnovamento” di Via Padula: non più ciottolato a riempire gli spazi della carreggiata delimitata da due file di blocchi basaltici, ma una liscia pavimentazione all’ultimo grido: in mattonelle bituminose!
I tempi imponevano di andare incontro al nuovo e la modernità si materializzava ad Acri con una liscia superficie stradale. Devo riconoscere che l’esecuzione fu eseguita a regola d’arte: dopo il livellamento del terreno, si poneva uno spesso strato di sabbia e cemento e su di esso venivano poggiate le mattonelle bituminose (gli asini e i muli, abituati a percorrere i ciottolati cittadini, con le mattonelle avevano problemi di stabilità, cioè problemi di “grip”). Io, all’epoca, percorrevo Via Padula quattro volte al giorno (ero apprendista barbiere nel salone di mio zio, Pierino Masci, in Via Regina Elena) ed ebbi modo di osservare i lavori.
In questi giorni, per fotografare Palazzo Spezzano, mi sono imbattuto in un residuato costruttivo dell’epoca: le famigerate mattonelle bituminose. Sono ancora lì, in Via XXI Aprile, a formare le pedate della gradinata.
Se queste si dovessero sostituire, inviterei chi di competenza a non utilizzare lastre in porfido ma a ripristinare il ciottolato (per le pedate) e le pietre per le alzate dei gradini.

Francesco Foggia

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