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L’arte e la bellezza salveranno Acri?

L’arte e la bellezza potranno salvare Acri dal suo attuale oblio?

Ma quale arte e quale bellezza sono quelle giuste per ridare fiducia, slancio, prospettiva, visione di un futuro che non sia, ormai, solo fuga e abbandono?

E’ uno degli interrogativi che fanno parte delle riflessioni costanti che il Collettivo HortusAcri porta avanti dal suo esordio ad Acri -dal dicembre 2018-, un interrogativo cui se ne aggiungono altri, che spaziano nella varietà dei temi e dentro i malesseri che affliggono la comunità acrese, come più diffusamente quella meridionale. Sono interrogativi che scrutano altresì quella vasta e ampia gamma di risorse, di diverso genere, che sono ancora intatte, di fronte a noi tutti i giorni e che nemmeno si riesce più a vedere con gli occhi giusti di una necessaria, possibile valorizzazione, perché annebbiati -cittadini e amministratori- da una cronica emergenza di ogni tipo, cui dare priorità!

L’arte, per intenderci, non è quella racchiusa nei musei, tanto meno in quelli di Acri, che musei veri non sono ancora e forse non saranno mai, perché afflitti dal male cronico dell’Italia tutta: miopia provinciale, mancanza di relazioni con il contesto cittadino, mai diventati Laboratori di idee né fucina di talenti, tantomeno attrattori di nuove risorse artistiche, umane e culturali, ma solo usati per autopromozione di esperienze localistiche e di una ristretta cerchia di produzioni di scarso peso culturale, in un circolo vizioso che genera altra chiusura e isolamento. L’arte vera è quella che ti fa pensare, ti scuote dentro, ti emoziona, ti arricchisce umanamente ed esteticamente, ti lascia un senso di pienezza e di vuoto allo stesso tempo, ti sorprende, ti stupisce, ti spiazza, e tante altre cose ancora, sensazioni che non ricordo di aver provato mai ad Acri se non cercando in altre forme d’arte.

Perché l’arte, ad Acri è, invece e anche quella che non riusciamo a vedere più: ciò che rimane della bellezza pura della natura, della sua meraviglia e stupore, anche quando dopo oltre mezzo secolo di maltrattamenti è ancora rigogliosa, florida, esuberante, e capace di infondere vera bellezza.

L’arte ad Acri sono i giovani, ancora tanti, che sognano di diventare qualcuno e poi tornare a salvare i luoghi della loro origine, dove hanno conosciuto la natura e l’amore, gli affetti profondi e anche le difficoltà che li hanno resi migliori degli altri, più forti.

L’arte ad Acri sono gli artigiani, gli ultimi “agonizzanti” operai del pensiero e della mano, testardi, tenaci che resistono e non chiudono le poche botteghe perché sono innamorati del loro lavoro, dei loro ferri del mestiere, dei loro oggetti prodotti, della bellezza che hanno realizzato e diffuso nelle tante case e luoghi che li accolgono.

L’arte, sempre ad Acri, sono i musicisti, i poeti, gli scrittori, gli artisti veri, ossia coloro che non si vantano né si autocelebrano, ma militano ogni giorno per diffondere bellezza, con matite, sanguigne, pennelli, pixel, scatti fotografici, la musica, racconti, poesie, quanti, con ogni altro semplice strumento espressivo, proseguono ricerche sulla forma, sul colore, sul significato, sulla scrittura. Artisti, e forse è addirittura riduttivo chiamarli così, che lavorano soprattutto a rappresentare sia l’inquietudine interiore delle persone, quanto la bellezza del paesaggio, le storie intime e le figure di una cultura millenaria.

L’arte ad Acri, come nel sud, sono gli ultimi contadini e quelli nuovi, eroici e cocciuti che si sfidano e sfidano una terra generosa di frutti, ma difficile da lavorare e dalla quale trarre il giusto profitto. Sono gli studiosi che sfidano il presente cercando nuove soluzioni al degrado e all’abbandono, e coloro che si occupano e seguono con amore a scavare nelle pieghe della storia, della nostra memoria, avendola tutti smarrita per inseguire vane prospettive di una vita moderna -fintamente tale- e finte relazioni sui social media. L’arte ad Acri sono quei docenti e le docenti delle scuole, baluardo di civiltà e cultura, che con rigore e dedizione seguono formando le generazioni future. L’arte sono i tanti, ma davvero tanti, studenti universitari che vanno a formarsi fuori dalla loro casa con il desiderio, sano, di un’affermazione professionale e con il sogno nel cassetto che quest’affermazione possa poi cominciare proprio da Acri: un sogno che resta tale purtroppo, perché Acri non è più capace di farli tornare, anzi insieme ai giovani, sempre più spesso partono via intere famiglie che portano con se non solo affetti e relazioni, ma piccole fette di economia locale.

L’arte, insomma non è quello che vogliono farci credere i suoi mestieranti, che proliferano qui come altrove, ma è un grande patrimonio, solo in parte descritto in queste righe, che si sta lentamente sgretolando e che è il contenitore e moltiplicatore della tanta bellezza che può ancora salvarci.

Si avvicina l’estate, dopo tanta pioggia, ora con tanto caldo il sud oltre ad infuocarsi per le temperature estive, prepara forse il momento più intenso e vivace dell’anno, che nella bella stagione, per vacanza o tempo libero, riporta a queste nostre latitudini più persone che nel resto dell’anno.

Sarebbe importante che questo momento potesse durare più a lungo, e non solo con gli acresi che rientrano, ma con una intelligente inclusione etnica che accolga persone che fuggono dalla disperazione di luoghi centro di tragedie umane, sarebbe speciale avere presenze che ripopolano la città e allargano la rete delle relazioni e dell’arte descritta in queste poche righe. Persone diffuse nell’arco dell’intero anno e possibilmente capaci di aprire nuove strade di occupazione e lavoro, che in tempi di rivoluzione digitale consente di fare da qui ciò che si dovrebbe fare dietro una scrivania d’ufficio, e non sarebbe per nulla impossibile con proposte e azioni giuste, con una strategia di lunga durata, una visione -che oggi non c’è e non intravediamo- di cosa dovrà essere nei prossimi anni questa comunità.

Non è un sogno, occorre volontà, e si riuscisse a placare l’aggressività, la verbosità, il pettegolezzo spicciolo, la critica a tutti i costi, e spesso inutile, pessime pratiche quotidiane che animano il peggiore spirito acrese, come in tutto il sud, trasformando, con atteggiamenti resilienti, questo fiume di parole in un laboratorio di confronto, all’opposto dello scontro, riusciremo a diventare una comunità di persone più coese e mature e concretizzare i progetti e le idee.

HortusAcri segue il suo lavoro in tutte queste direzioni, e all’arte e alla bellezza, alla natura, dedichiamo parte di questa estate con alcune iniziative che hanno l’obiettivo di farci riflettere e anche divertirci come è giusto che sia nel solco di una tradizione di festa del mondo contadino, cui apparteniamo ancora tutti e che non dobbiamo smarrire!

Collettivo HortusAcri

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