Ferragosto a Padia

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La festa di Ferragosto, detta ‘e menzagùstu, era una di quelle che era detta “’ranna” (grande, importante). Com’è noto, in Acri, la Madonna Assunta si venerava nella chiesa di S. Maria Maggiore in Padia.

Nel corso della novena era uno sciamare di fedeli, provenienti dai vari rioni.

I giovanotti coglievano l’occasione per incontrare in chiesa le ragazze, delle quali erano innamorati. Non poche volte si appartavano, nella navata di destra, entrando dalla porta, per scambiarsi qualche parolina dolce. Il sagrestano – mutilato della Ia guerra mondiale, aveva una gamba di legno e si reggeva con un bastone -, non sopportava questo e li inseguiva e scacciava rimbrottandoli e minacciandoli col bastone.

Una volta gli chiese, perché lo facesse. Rispose: – Sono cose che non si fanno in un luogo sacro! -. Il sagrestano era intransigente.

Quando si giungeva alla vigilia dell’Assunta, gli anziani del rione si riunivano in sagrestia e tenìan’ ‘a nottàta (rimanevano in chiesa l’intera notte). Chiederete cosa facessero. Penserete a un pio raccoglimento. Io, ragazzo, stavo per buona parte con loro a sentire i racconti. Loro mangiavano, bevevano, chiacchieravano. Era, insomma, più che una venerazione della Madre del Cristo, una serata di gaudio comune.

Veniva la festa, così codificata dagli abitanti degli altri rioni, in forma derisoria:

Chiss’è la fest’ ‘e di Padiotìelli:

‘nu chil’ ‘e carni e ‘nu milunìellu!

(Questa è la festa dei Padiotìelli: / un chilo di carne e un’anguria).

Non sfuggano i diminutivi-dispregiativi. Quel giorno, infatti, non potevano mancare nel pranzo degli abitanti del rione Padia i fusilli, conditi con carne di capra e, per frutta, un cocomero.

La processione era seguitissima. L’apriva lo stendardo della Confraternita del Sacramento, che aveva sede, da tempo immemorabile, nella Chiesa Matrice.

La statua dell’Assunta che, di norma, ha entrambe le braccia distese rivolte al cielo, durante la processione saliva per la via comunemente detta Sìlica (Selciato). Nel corso di una processione, tra il palazzo e il palazzetto della famiglia Sprovieri, essendo stretto il passaggio, un braccio, inavvertitamente, urtò e si spezzò.

La Madonna non voleva passare da quel posto, dissero i fedeli, e non vi passò mai più.

La statua si doveva riparare, ma come? Si ovviò al tutto sistemando il braccio rotto al petto, come può vedere il visitatore.

Mi raccontava il M° Angelo Vaglica, restauratore della infortunata statua, che essa era un regalo di uno della sua famiglia che, facendo ritorno dall’America, si era salvato miracolosamente dal naufragio dopo avere invocato la Madonna del suo rione.

Ora tutto questo è solo un ricordo.

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