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Il verde come nuovo colore di civiltà

In questi giorni c’è grande interesse intorno alla giovane Greta Thurnberg e ai tanti giovani che si tingono di verde per “non farsi rubare il futuro”.

Acri, non può e non deve sottrarsi a questa sfida, e deve essere parte di questa comunità globale e avere parte attiva, come dimostrano alcune iniziative svolte e in programma, promosse soprattutto da giovani studenti acresi,. Anche se tutto ciò non è, e non sarà sufficiente se non si inverte la tendenza di un sud dedito all’assalto frequente e costante alla natura in ogni sua forma.

Forse perché non abbiamo ancora capito che il grande patrimonio di ossigeno vero, che ci tiene in vita, è proprio la cintura verde di boschi, piante, prati, corsi d’acqua che formano la rete ecologica di Acri. E’ la natura che ancora ci garantisce vita, ma se pensiamo che essa abbia infinite risorse ci sbagliamo. La natura, come il territorio, non sono illimitati, lo hanno capito i giovani soprattutto, e proviamo, insieme, ad osservare ciò che abbiamo fatto in questi ultimi trent’anni sui nostri suoli. Guardiamo Acri dall’alto, vedremo una enorme distesa di case, di cemento, di tetti, in cui le uniche note di verde importante e ampie sono esterne (Serra Crista, la Caccia) e tutto il resto, incluso Serra di Vuda, La Mucone, La Viola, Merolini, oggi sono asfalto e case, irrimediabilmente compromessi dal desiderio di sbancare montagne e colline per fare, in più delle occasioni, una sola casa!

E in questa osservazione, notiamo che si trova sosta a questo dilagare edilizio, nel centro urbano di Acri, solo in pochi punti (riflettiamo per favore!), solo tre spazi verdi pubblici: la villa comunale, il parco difronte al Sweet Gate, e quella difronte alle Poste.

Malgrado l’obbligo  dei Piani Regolatori di rispettare una determinata quantità di aree da destinare al verde, tutto ciò è rimasto sulla carta. Insomma su una superficie edilizia di 567.000 metri quadri di edilizia realmente edificata (una enormità!), cioè ciò che abbiamo costruito ad Acri solo dal fino al 2000, le superfici di verde urbano, come dotazione urbanistica da Piano Regolatore, sono risibili: circa 18.000 metri quadrati!

Non sappiamo ancora quali siano le scelte del nuovo Piano Strutturale Comunale, che ormai è già un altro record di ritardi nel pianificare presente e futuro, ma senza dubbio consiglierei ai cittadini acresi di chiedere a gran voce un gesto di grande civiltà urbana: quadruplicare il verde urbano, i parchi naturali a corona, gli spazi collettivi attrezzati, gli alberi, i prati, per fare di questa lunga distesa edilizia un luogo, in cui punteggiature di un verde brillante e salutare, diano nuovo equilibrio naturalistico e significato ecologico.

In un mondo in cui l’estinzione della specie umana, per autodistruzione, è la minaccia che incombe su tutti noi, non è da poco decidere che non è il grigio del cemento, ma il verde della natura, il colore nuovo di una rinascita civile!

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