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Politica e società: dagli ideali al vuoto pneumatico.

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Interessarsi di politica non è una attività disdicevole se è fatta al servizio dei cittadini, delle persone, delle necessità primarie. Diventa disdicevole e incivile, ossia contro la società civile, quando nello svolgere questa mansione si antepone all’interesse collettivo quello personale, ed è questa, purtroppo, una prassi diffusa e consolidata nelle abitudini di un’ampia maggioranza di persone che in Italia hanno deciso di intraprendere la carriera politica. Al Sud questa tendenza è diventata virale: chi non aveva “né arte né parte”, un barlume di ideale, una rivendicazione collettiva da portare avanti, un forte desiderio di cambiamento, un semplice, pulito obiettivo di miglioramento generale delle condizioni di vita e socioeconomiche, ha finito con l’intraprendere il percorso del politico di “mestiere”. Purtroppo, riuscendo spesso ad ingannare, con programmi privi di senso e promesse mai mantenute, ampie fette di elettorato. E’ questa una tendenza che si è accentuata a partire dagli ultimi trent’anni, in cui si sono innestate diverse componenti: dalla sfiducia totale verso i partiti e la stessa politica, alla nascita di nuove formazioni, fino alla costruzione di percorsi alternativi che nascono da istanze sociali dal basso e che si traducono in movimenti spontanei. Il caso delle Sardine, in queste settimane è piuttosto esemplificativo. Quello che preme qui segnalare, e far notare, è come oggi, ad Acri, al Sud, nel resto d’Italia, sia necessario che la politica torni ad essere un percorso di cambiamento, di trasparenza, di impegno civile, lontano da familismi, campanilismi, piccoli cabotaggi, sotterfugi: la rete ha messo a nudo i “piccoli re Travicelli”, i “giocatori” della politica, gli inciuci di palazzo, le clientele e i loro interessi, i giochetti di gruppi che si autosostengono e si autopromuovono, a sfavore degli interessi collettivi. E il vuoto pneumatico che avvolge e attanaglia una larga fascia di “protagonisti” di queste stagioni politiche è preoccupante e deve metterci in allarme: nessun ideale (provate a chiedere, avrete risposte vacue!), nessuna visione, nessun progetto di lunga durata, nessun senso civico che voglia dire essere al servizio di comunità. Non si intravede più nessuna voglia di riscatto, nessun traguardo, ma vivere, come consuetudine di questi modelli riduttivi, tentando di risolvere cronici problemi -spesso irrisolvibili-, emergenze quotidiane -che si accumulano-, praticando espedienti amministrativi attraverso “pratiche” localistiche, negando a se stessi e alle comunità, uno sguardo ampio che sappia cogliere opportunità e occasioni. Questo grande vuoto pneumatico si può iniziare a riempire anche con piccole, ma significative risposte, dando voce al senso civico che indica diverse vie d’uscita, offrendo ampio spazio alla cultura, accogliendo le istanze dei movimenti ecologisti, cercando di soddisfare la domanda di aggregazione dei giovani, eliminando le sacche di emarginazione, promuovendo la nascita di piccole imprese locali e il consolidamento di quelle esistenti, incentivando il ritorno alla terra dei giovani, sostenendo il volontariato, stimolando piccole trasformazioni urbane con aggregazioni di quartiere, agendo sul senso collettivo piuttosto che sull’individualismo, accogliendo le sollecitazioni dal basso. Insomma tanto si può fare, anche con piccoli passi, ma ci vogliono quegli ideali forti che possono riempire il troppo vuoto, soprattutto ci vorrebbe uno slancio forte per dare un primo scossone, un segnale forte, con una reale prospettiva di fiducia, di futuro, ai giovani, in particolare, alle famiglie, a quanti -molti- attendono segnali per “restare”, ad Acri, in Calabria, in Italia, senza dover, continuamente partire, fuggire e struggersi di nostalgie devastantiper se stesssi e le comunità! 

Pino Scaglione

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Una risposta

  1. Franco Bifano ha detto:

    Argomentazione in larga parte condividibile, che pero’, a mio modo di vedere, non tiene conto del fatto che i partiti cosi come le liste civiche negli anni hanno candidato incapaci, affaristi o peggio collusi con il malaffare.
    Questo “sistema malato” ha causato, e causa, il distrastro ecomonico, civile e morale che sta affondando il nostro paese, cosi come la nostra Regione.
    Questo ha allontanato, e allontana sempre di piu’ la gente dalla politica. Quello che e’ peggio l’ha portata alla rassegnazione, al punto da accettare anche l’inaccettabile come la distruzione del distema sanitario regionale, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
    Venire fuori da questa melma non sara’ facile.
    Un segnale positivo di “risveglio” viene dalle cosiddette “sardine”, mi auguro che sia l’inizio di una “rivoluzione” (pro)positiva.

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