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1863 – Un interrogativo sul sequestro di Acri

Il sequestro avvenuto in Acri il 1° settembre 1863 a opera della banda di Pietro Monaco ha fatto scrivere non poco. Il compianto amico avv. Vicenzo Feraudo ne scrisse, servendosi del diario del suo antenato, che fu tra i sequestrati. Tanti ricorderanno Briganti alla Caccia.

Un saggio molto documentato è quello di Peppino Curcio, dal titolo Ciccilla, come era denominata Maria Oliverio, moglie di Pietro Monaco.

Su quel sequestro Curcio avanza una ipotesi. Esso sarebbe stato opera «sia di personaggi apparentemente a “confine” con ambienti dediti alla violenza tra cui lo era lo stesso fratello Gabriele

[fratello di Pietro Maria De Luca, il basista e l’anima del sequestro]

, o con probabili ambienti altolocati acritani che ne coprivano l’attività criminale come, probabilmente, il proprietario del fondo Molicelle”.

Chi era, all’epoca, il proprietario del suddetto fondo? Non lo sappiamo, qualcuno può darcene notizia?

Il fondo in questione è di fondamentale importanza nella vicenda, perché Pietro Maria De Luca ne era il fattore e lì furono consegnati e passarono tutti i soldi del riscatto dei sequestrati.

Chi c’era dietro il De Luca? Chi avvisò, all’ultimo momento, Salvidio per non unirsi a quelli che, poi verranno sequestrati? (cfr. V. Feraudo, op. cit.)

Una risposta a questi interrogativi scioglierebbe l’enigma.

Chi dava sicurezza al De Luca del quale Curcio scrive a proposito che giocava: “Il ruolo di colui che manovra rimanendo nell’ombra; che agisce di nascosto, ma normalmente si mostra, agli occhi della gente, con un aspetto rispettabile e spavaldo, con relazioni importanti e segrete e con un modo di vestire e di apparire conseguenti al suo potere d’acquisto. Un perfetto “stile” mafioso”.

A distanza di oltre un secolo è difficile raccogliere testimonianze, per dare risposte ai dubbi.

Anche chi a me vicino mi narrava di quel sequestro, per essere fra quelle vittime il mio antenato (bisnonno materno) Domenico Zanfini, non sapeva dare risposte a quanto mi era noto. Successivamente alla luce delle pubblicazioni citate i miei antenati erano scomparsi.

Zanfini, all’epoca del sequestro aveva 23 anni, nell’interrogatorio depone che “tostoché dimorò in mano alla detta comitiva cercava di scoprire come abbia potuto succedere un sì classico avvenimento, e quale fossero state le trame”. Inizialmente i briganti dicevano essere dovuto alla loro audacia, “ma poi convennero che ebbero persone del paese medesimo che non solo gli fecero la spia, ma bensì la notte antecedente

[ndr 29 settembre]

gli squatrarono la strada”.

Nel presentare i saggi di Feraudo e di Curcio, insinuai dubbi ai loro dubbi, ma finora resta tutto irrisolto.

Ha ragione, comunque, Curcio: dietro tutto vi doveva essere qualche notabile locale, che proteggeva lo spavaldo De Luca. Questi, una volta scoperto, si guarderà bene dal fare nomi. Perché? Fu condannato e tacque. Interessava anche agli inquirenti non andare troppo a fondo?

Come si vede s’innescano dubbi su dubbi.

Dei sequestrati unico a essere ucciso fu Ferdinando Spezzano. Sulla quale uccisione si fanno supposizioni e Curcio non sa dare spiegazione, ma fu “necessaria”, perché aveva riconosciuto De Luca e se ne era meravigliato, dicendo: Pietro Maria, anche tu qui? -.

Carlo Baffi, fra i sequestrati, testimonierà: «che due ore pria di assassinare l’infelice Don Ferdinando Spezzano alle premure che si facevano dal brigante Torchia per non ucciderlo, Pietro Monaco disse: “Noi dobbiamo farlo per quella cosa” ed allora ognuno zittì”».

Su questo si fecero varie congetture, ma la verità è quella da noi riportata.

Chi può darci, ripetiamo, notizie sui passaggi di proprietà del fondo Molicelle?

Sappiamo, solo, che in una revisione catastale del 1847 aveva terre di “1a classe moggia 10; di 2a moggia 30; di 3a moggia 110”.

Giuseppe Abbruzzo

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