“Quando avrai scelto, io ci sarò”

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“I vostri figli non sono i figli vostri…Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri…Poiché hanno pensieri loro propri…Potete tentare d’ essere come loro ma non di renderli come voi siete…”. Così scriveva Kahlil Gibran nel Il Profeta.

Occuparsi dei figli è un dovere giuridico che comporta non solo quello di mantenerli, istruirli ed educarli ma anche quello di assisterli moralmente, rispettando le loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni (artt. 30 Cost.e 147 c.c.).

Diventa, quindi, indispensabile creare il terreno fertile perché la comunicazione possa essere creativa, spontanea e costruttiva. Il dialogo tra genitori e figli si presenta non sempre agevole, poiché le differenze generazionali tra adulti e giovani assumono un ruolo significativo. Contemperare, dunque, la diversità di vedute diventa sotto certi aspetti una vera e propria impresa. L’essere adulti, aver vissuto esperienze, ci rende consapevoli delle luci e delle ombre che la vita ha in sé, le scelte compiute e i percorsi fatti hanno segnato la nostra esistenza. Per tale motivo, i genitori attraverso il modo di pensare, di parlare e di comportarsi tendono a sollecitare nei figli dei ruoli o dei comportamenti o peggio ancora delle scelte che non corrispondono alla loro natura o ai loro desideri, caricandoli di aspettative che in realtà sono solo nostre. Così facendo i figli, quasi sicuramente, saranno facilmente condizionabili e metteranno a tacere la loro natura, i loro talenti e quindi la loro personalità.

Interrogarsi troppo e sforzarsi di capire qual è il progetto dei figli, rivolgere loro continuamente domande, diventa spesso inutile. L’unicità dell’essere umano fa sì che ognuno abbia il suo percorso; le passioni e le inclinazioni naturali affioreranno attraverso il normale processo di maturazione. E quando ciò sarà avvenuto, sarà compito dei genitori sostenere i figli nelle scelte che devono o vogliono fare autonomamente.  Consentire,dunque, l’espressione delle differenti capacità e abilità personali rappresenta per l’individuo una forma diappagamento, per la società una ricchezza di inestimabile valore, basta solo apprezzarle e valorizzarle.

Antonella Abbruzzese

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