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Perché bisogna riaprire la scuola

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Chi pensa ancora che la scuola di ogni ordine e grado, dalla materna all’università, possa in qualche modo essere sostituita da lezioni a distanza, non si rende conto che essa no è asettica trasmissione di sapere, è sopra tutto socializzazione, incontro di coscienze di soggetti diversi l’uno dall’altro, i quali, stando insieme fisicamente, imparano ad essere tolleranti, a spendersi gli uni per gli altri, a fare esperienza non in ‘vitro’, ma direttamente sulla propria pelle, di tutto ciò che è diverso da loro, a conoscere infinite realtà entro cui è destinata a svolgersi la loro vita.

La scuola, così, nella sua accezione più genuina, è vivere insieme, gomito a gomito, con i propri simili negli anni più belli e affascinanti della nostra esistenza; in quel vivere insieme per lunghi anni, dall’infanzia alla maturità, nascono i primi sentimenti, i primi amori, i primi interessi, i primi slanci e delusioni che rappresenteranno la carta di identità di ognuno di noi per tutta la vita.

Quello stare insieme, appunto, gomito a gomito, urtandosi, scontran-dosi e sottoponendosi a norme e regole del vivere civile, non può essere attuato con nessun altro strumento di formazione diverso dalla scuola, fatta di sedie, di banchi e di aule, in cui l’uomo in formazione incontra non solo gli altri, ma se stesso nelle infinite manifestazioni come è sempre successo fin dai tempi di Socrate.

Chi pensa perciò di potere sostituire sempre di più l’atto educativo, che si realizza stando nelle aule della scuola insieme agli altri, con il surrogato delle lezioni a distanza, in genere confonde la difficile e complessa opera pedagogica della scuola con la fredda, asettica, impersonale istruzione-informazione di tipo tecnico-professionale, cui ricorre il mondo della produzione per formare i suoi addetti alle varie mansioni.

Nessuno potrà mai sostituire l’incontro-scontro tra discente e docente, tra maestro e allievo in quella osmosi di valori che transita dal docente all’allievo e viceversa, mandando in atto così quella crescita umana di tutta la collettività. Ecco perché la scuola allora è palestra di vita, in cui si forma l’uomo integrale, non ad una dimensione, un uomo ricco di conoscenze ma anche di valori, in grado di giudicare criticamente la realtà in cui è destinato a vivere, una realtà che non è mai statica ma soggetta a cambiamenti continui, che il soggetto stesso contribuisce a determinare nel tempo.

Con tutto questo non vogliamo certamente negare la grande valenza della tecnologia, di cui tutta la rete scolastica può e deve avvalersi utilizzandone le immense risorse sia nel mondo dell’infanzia che in quello degli adulti; vogliamo solo dire che la medesima tecnologia, frutto dell’intelligenza umana, non può sostituirsi all’uomo stesso nel difficile, tortuoso cammino della formazione dell’uomo, formazione che è e rimane sempre un lavoro artigianale, personalissimo, inimitabile da qualsiasi algoritmo; un lavoro avventuroso, i cui risultati sono sempre imprevedibili, perché imprevedibile è la creatura umana.

Ma permettetemi di fare un’ultima, pur dolorosa considerazione sulla necessità di riaprire la scuola anche in tempi tanto incerti di coronavirus: se in tutto il mondo industrializzato si dovessero ancora a lungo tenere a casa i bambini e i giovani, pochi adulti potrebbero dedicarsi al lavoro, al mondo della produzione nei campi, nelle fabbriche e alle altre infinite attività con cui si reggono le società organizzate, ‘civili’; tutto si fermerebbe e subentrerebbe il caos.

E allora? Io credo che bisogna affrontare il problema cercando innanzi tutto di non creare allarmismi inutili, ma neanche farsi trascinare da incoscienti analfabeti che negano l’evidenza e invitano la gente alla irresponsabilità libertina e delinquenziale, come fa certa parte del mondo politico, che per questo meriterebbe almeno una condanna all’ostracismo!

Riprendiamo, quindi, a vivere facendoci guidare dal buon senso della ragione; riapriamo anche la scuola con grande cautela, certamente l’intelligenza collettiva saprà trovare una via d’uscita anche dall’attuale crisi, così come è avvenuto da sempre lungo il travagliato cammino dell’umanità attraverso i secoli: il divino, che è nell’uomo, anche questa volta saprà trovare una soluzione.

Vincenzo Rizzuto

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