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Quando le gru passavano da Acri

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Quando ero ragazzo,  fine anni 40 del secolo scorso, le gru passavano da Acri, migrando verso nord. I miei compagni e io le guardavano incantati, quando cambiavano formazione, disponendosi ad Y ed emettendo un verso rauco così forte che lo sentivamo a tanta distanza. Col passare degli anni questi uccelli non passarono più. Varie volte ho cercato e chiesto del perché, ma non ne ho avuto risposta.

La mia nonna materna, quando le dicevo di aver visto le gru passare, mi diceva che venivano dall’Africa e là avevano ingoiato pietre preziose, che restavano loro nel gozzo.

Il mio pensiero era quello di recuperare quelle pietre preziose. La nonna, però, mi disilludeva dicendo: – Come puoi prenderle  le gru, se volano tanto in alto da sembrare molto piccole e, invece sono grandi -. Mio padre mi confermava quella grandezza. Lui era nel Corpo Forestale e prestava servizio in Sila. Raccontava che un giorno guardando dalla caserma aveva visto nel demanio muoversi qualcosa che gli sembravano i vitelli d’un bovaro, che più volte era stato avvertito di non invadere il demanio con i suoi animali. Prese, perciò, il cavallo e si avviò, quando fu a una certa distanza, si accorse che non erano vitelli, ma uccelli. Erano le gru! E, volarono via.

La nonna, al sentire quel racconto, mi diceva: – Peccato, se ne avesse presa una e le avesse aperto, immediatamente il gozzo avrebbe preso le pietre preziose e sarebbe diventato ricco! –

Speravo, nella mia mentalità di ragazzo, di sorprendere qualche giorno una gru, per dimostrare alla nonna che ero stato più accorto di mio padre. Le gru, però, come detto, non passarono più e da grande mi resi conto che quanto faceva galoppare la mia fantasia era solo una favola.

Mi disilluse Genè, che così scrive nel secondo Ottocento:

«Fu tempo in cui pare che le gru abbondassero abitualmente in tutta l’Italia; ma forse per la molestia che poi ricevettero dalla popolazione soverchia o dalle perfezionate armi da caccia, ora non vi càpitano più che raramente e di passaggio nel mese di marzo, che è il tempo in cui lasciano le isole della Grecia e i paesi oltre marini, ove hanno svernato, per ritornare nel settentrione dell’Europa ove passano il resto dell’anno e nidificano. “Viaggiano questi uccelli ad un altezza tale che l’occhio non li può discernere giacché sorpassa quella delle nebbie e nuvole, che ordinariamente veggonsi regnare nel tempo delle loro emigrazioni. Con tutto ciò è facile accorgersi del loro passaggio al grido rauco e forte che sogliono di tempo in tempo mandare. Se l’atmosfera è quieta o mossa solo da quel dolce vento capace di facilitare e non impedire il loro cammino volano disposti in una schiera che posteriormente si biforca ed imita perfettamente un Y. Se al contrario il vento è forte, o la comparsa di un’ aquila inquieta la truppa essi allora si fortificano concentrandosi in cerchio (Savi, Ornitologia)”».

Vorrei chiedere a chi può dare una risposta diversa da quella di Genè: – Perché le gru da decenni non passano più da Acri? -.

Giuseppe Abbruzzo

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