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La politica locale al tempo del Covid, invece dell’io si potrebbe parlare del noi comunità

La disinformazione e l’incitamento all’odio sembrano ormai aver raggiunto lo status di grandi piaghe della nostra comunità, invece
occorre provare a comunicare con gli individui che diffondono odio e fake news invece di bannarli od oscurarne i contenuti.

Le diversità di istruzione, reddito, esperienza non aiutano a trovare un piano comune di comprensione e quindi dovrebbero essere minimizzate; bisognerebbe strutturare l’incontro attorno a degli obiettivi comuni. I gruppi devono lavorare o affrontare problemi condivisi che li aiutino a congiungere sforzi e risorse, per il raggiungimento di un fine unico; in ultimo, queste attività di incontro dovrebbero ricevere supporto da figure autorevoli, dalla legge o da processi consuetudinari, che dovrebbero incoraggiare il contatto amichevole ed egualitario e scoraggiare ogni forma di competizione e conflittualità tra gruppi.

È sempre più urgente “ricucire” le nostre periferie individualizzanti e costruire spazi di incontro e conoscenza reciproca, luoghi dove fare esperienza della diversità, dove imparare a cooperare, a darsi fini comuni e a condividere risorse materiali e immateriali. Perché l’odio sul web si combatte, innanzitutto, coltivando germogli di civiltà fuori dal web e creando quante più occasioni possibili di “contatto” per scongiurare che i più possano finire per “trascorrere la vita senza mai giungere alla piena scoperta dell’altro” e passare l’esistenza rinchiusi nella peggiore delle celle possibili: il proprio io.

Ognuno di noi ha in mano le sorti del Paese. Non possiamo permetterci di ragionare egoisticamente. Questo è il momento di dimostrare di essere in grado di passare dall’io al noi, di pensarsi comunità ed agire, di conseguenza, per il suo bene.
Vincenzo Abbruzzese

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