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Caro Paolo…

Caro Paolo, non riesco proprio a dimenticare che solo una settimana fa eri con noi!

Per quale assurdo viaggio sei partito? Io sono certo che tu non avevi nessuna intenzione di intraprendere questo percorso così difficile, non volevi lasciare il tuo spazio di relazioni quotidiane, la tua piccola-grande farmacia che gronda storia perché da quando tuo padre ha avviato l’attività, poi proseguita da te e Marcello, tutti siamo passati dal ricevere i tuoi farmaci, conditi sempre da battute le più varie, dai tuoi sorrisi ironici, dalle tue risonanti e coinvolgenti risate. Forse, anzi senza forse, perché così ci hai reso ogni volta un doppio servizio civile, curare il corpo e l’anima, consorrisi e ironia, che tu sapevi mostrare in ogni circostanza.

Dell’attuale difficile “passaggio” di Acri, abbiamo parlato tante volte, ricordando senza nostalgia, ma con desiderio di tenere presente la lezione della storia recente, le tante battaglie per l’emancipazione, per il riscatto di condizioni di vita difficili, di isolamento, di difficoltà. Era sempre una bellissima occasione per ricordare i protagonisti, per parlare dei nostri genitori, amici fraterni loro come io e te, dei tanti acresi intelligenti, coraggiosi, determinati con il desiderio di cambiare il loro presente e futuro.

Tanto ne abbiamo parlato Paolo caro, che mi hai fatto venire desiderio di mettere mano al mio vasto archivio e a quello di altri amici acresi, che negli anni Settanta e Ottanta, abbiamo realizzato campagne fotografiche su qualsiasi cosa potesse essere di nostro interesse e diventare documentazione. E ti ho promesso, e lo confermo qui, che ne avremmo fatto una mostra sul come eravamo, e allora hai iniziato a chiedermi se avessi tue foto di quando eravamo giovani, come quella che ti ho scattato ormai tanti anni fa, di quando eri un ragazzo, come me, come noi, e che è diventata l’immagine del tuo profilo facebook. 

Faremo una mostra Paolo, dammi tempo di trovarle le tante foto che abbiamo, molti di noi, scattato per anni, anche perchè mi hai dato come sempre il tuo generoso appoggio, in questa occasione come per qualsiasi cosa e questo è un debito che ho contratto verso di te, e una bellissima occasione per ricordarti con qualcosa di speciale, in cui ritrovarsi, il più possibile tutti noi, insieme a te!

La sera di sabato scorso, quando filtrava la notizia di un tuo malessere, e poi la terribile conferma che eri partito per un lungo viaggio, sono stato assalito da una montagna di altri ricordi recenti: i miei figli piccoli e le loro estati ad Acri, io e il mio primo figlio Massimiliano, ad ogni passaggio in farmacia oggetto delle tue sagaci battute da interista accanito: “Tacconi” chiamavi quel ragazzino juventino sfegatato che amava il portiere di allora della squadra, e lo torturavi tra mille risate cerando di corromperlo e portarlo a tifare per la tua squadra. Non sai quante volte abbiamo sorriso con Massimiliano ricordando le tue battute e quegli anni spensierati. 

E dimmi Paolo caro, sempre in quelle estati calabresi, come faccio a dimenticare il tuo pronto soccorso ad ogni ora della notte, per ogni emergenza: con il sorriso, rispondevi “Dimmi pure, non ti preoccupare per l’ora, sono sveglio, cosa ti serve?… Va bene arrivo tra dieci minuti con il farmaco”. Così come hai fatto nei giorni difficili in cui mio padre, anche lui, partiva per il suo lunghissimo viaggio senza ritorno, e nessuno come te ci ha aiutato nell’alleviare le sofferenze di un male feroce. 

Come faccio Paolo a dimenticare tutto questo, e come fa una intera comunità alla quale sono certo hai reso sempre lo stesso civile, accorato servizio di grande disponibilità, come facciamo senza di te?

Ti sei sacrificato, lo so bene, ti conosco da tempo, e il Covid, non il virus, ma la fatica di stare sempre dietro quel bancone ogni momento, ogni ora, al servizio di una comunità bisognosa, in momenti difficili, alla fine ti hanno stremato e il tuo cuore grande e frantumato ti ha tradito.

Il Farmacista che sei stato tu è paragonabile a quell’amico che sai di poter trovare in ogni istante, proprio quando nei hai bisogno e che ora non c’è più, in viaggio per un altrove sconosciuto…

A volte, a rendere grande una comunità come la nostra, bastano poche cose, tra queste la presenza di uomini come te, e quando mancano all’improvviso ti accorgi del grande vuoto che resta, di un dolore costante, sordo e perenne che purtroppo nessuno dei tuoi farmaci, come tu ben sai, può alleviare. 

E mi accorgo, oggi scrivendoti, e all’improvviso come un presente che ti presenta il conto senza che tuo lo abbia chiesto, che il tempo è passato, non siamo più i ragazzi, nemmeno tanto spensierati, che ascoltavano Claudio Lolli e i suoi “Zingari felici”, brano che ricordavi spesso nei nostri discorsi per quanto era impresso nel tuo nobile animo, quei giovani che spinti da veri ideali e nessun interesse personale, facevano campagne elettorali con entusiasmo per un PCI che ci sembrava l’arma per uscire fuori dai nostri mali cronici, riscattarci e renderci migliori.

Chissà se ci siamo riusciti ad essere migliori di come eravamo, se la nostra passione politica è servita a smuovere le coscienze; senza dubbio ci siamo emancipati, ma intorno a noi oggi vediamo ancora troppe ingiustizie, troppe disuguaglianze e forse per questo iniziavamo un discorso sulla politica e poi finivamo per virare sui ricordi più leggeri, più ilari, concludendo con una delle tue battute e la tua potente risata che arrivava in piazza, e mi faceva uscire con allegria dalla tua vetrina, regalandomi minuti di spensieratezza.

Mi mancherai Paolo davvero, e credo di interpretare il sentimento sincero di tanti acresi, e mai avrei pensato di doverti scrivere una lettera così. Mai. 

Buon viaggio Paolo caro, segui nel tuo prezioso lavoro, senza dimenticarti di noi, dal tuo nuovo bancone, che ha senza dubbio una vista mirabile su cieli azzurri e praterie…

Pino Scaglione

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