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Il Padre Nostro in calabrese nella chiesa degli ulivi in Gerusalemme

Una notizia, che merita attenzione è stata pubblicata da “Il Vibonese”: “A Gerusalemme la preghiera del Padre nostro in calabrese”.

Vi si precisa che nella chiesa del Pater Noster, sul Monte degli Ulivi, si legge la preghiera in cento lingue diverse, fra le quali il dialetto calabrese.

La chiesa, come si precisa, fu edificata “per volere della madre di Costantino, Elena”.

Le versioni della preghiera sono impresse su pannelli di ceramica.

Giustamente l’autore dell’articolo, sottolinea: “nessuno potrebbe immaginare che fra tutte le lingue del mondo vi è anche il calabrese”.

La sorpresa induce a porre alcuni interrogativi: “Chi e perché ha inteso porre, fra le tante lingue, la versione calabrese?”.

Nell’articolo non riscontriamo risposta alla curiosità.

La versione è la seguente: “O Patri Nostru chi nta lu celu stai santificatu sia lu nomu toi, mi veni sempri lu regnu toi; fatta sia sempri la voluntati toi sia nto celu ca nta la terra. Dandi lu pani chi prumisu hai e comu perdunasti offisi e guai così perduna li piccati a noi no nda bbandunari mai a la tentazioni ma liberandi sempri d’ogni malu. Amen”.

Come si vede il dialetto è della zona del Reggino.

Una traduzione in versi acritani è dovuta a Peppino Pirillo, che fu fra i collaboratori di “Confronto”.

La cerchi chi vuole.

Nostro intento era quello di segnalare la notizia curiosa, che merita, certamente, attenzione.

Precisiamo che Gerard Rohlfs, del quale “Dizionario dialettale della Calabria” abbiamo pubblicato, all’epoca della pubblicazione, una recensione, fa rilevare che dialetti calabresi sono lingue neolatine. Noi su questo ci siamo diffusi più volte.

Resta, comunque, la curiosità come, perché e da chi, fra tanti dialetti, come riportato, si sia scelto quello calabrese.

Giuseppe Abbruzzo

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