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Le “fumate” postunitarie

Nel 1864 si discusse nel Consiglio Provinciale di Cosenza il Riordinamento della Società Economica della Provincia, in ordine a quanto disposto dal Ministero dell’Agricoltura Industria e commercio del 1862.

La Società Agraria era stata istituita con decreto del 1810. I Borbone, il 1817, la riformarono e la chiamarono Società Economica. Ne facevano parte 18 soci ordinari, onorari e corrispondenti in numero non definito. L’istituzione aveva un contributo annuo dalla Provincia di 560 ducati. Le cariche erano gratuite, tranne quelle di segretario, di commesso-contabile, di usciere.

Le attribuzioni esercitate erano: scienze economiche; agricoltura, pastorizia, arti, manifatture, industria e commercio; scienze naturali: zoologia, botanica e mineralogia; scienze affini alla economia politica; corrispondenza con Ministero, R. Istituto d’Incoraggiamento, istituti scientifici.

La Società Economica si occupava, inoltre, di quelli che furono, poi, i compiti delle Camere di Commercio.

Ecco cosa proponeva la detta Società: la fondazione di un Istituto agrario in Cosenza; una cattedra di agricoltura pratica in ogni Comune; un orto agrario sperimentale; una “cattedra d’istruzione veterinaria”; un gabinetto meteorologico e uno di storia naturale.

Le proposte, oltre le suddette, erano varie, diverse, interessanti, ma sarebbe lungo e stucchevole elencarle.

Di tutte le belle cose proposte cosa ne fece il nuovo Stato?

Nulla! Fare stilare quelle proposte era solo e semplicemente sollevare un polverone.

E, il cambiamento promesso, che fine fece? Niente!

Non era cambiato nulla, proprio nulla. Anzi, si distruggeva quanto di buono era stato creato prima dai Francesi e successivamente modificato, ma mantenuto, cambiando magari la denominazione, dai Borbone.

Il documento concludeva: “Disporrà in fine questo insigne Consiglio, e il Real Ministero quanto stimerà sulle cose dedotte, e riterrà essere divisamento ed interesse della Calabria Citeriore non restar vinta, come nol fu mai al paragone colle altre Provincie meridionali, e volere in conseguenza che le corporazioni scientifiche delle quali è fornita; lungi dallo essere soppresse, o sconfortate al far meglio, abbiano a ricevere quello incoraggiamento e protezione che i tempi e i bisogni delle moderne Società richiamano potentemente”.

Che tutto fosse “fumo” e creazione di aspettative e illusioni è confermato da quanto seguì.

L’8 settembre 1866, con Regio Decreto, la Società Economica della provincia di Calabria Citeriore fu soppressa. Gli oggetti “di spettanza della stessa Società passeranno in proprietà della provincia per l’impianto dell’Istituto industriale e professionale”.

Questa era la Nuova Italia!

Giuseppe Abbruzzo

Una risposta

  1. Teresa Servidio ha detto:

    Grazie prof. Abbruzzo. Finalmente un po’ di Storia. Ci hanno Sempre tramandato l’epopea del Risorgimento ma, a ben guardare, ciò che è successo dopo l’Unità, in molti casi, è stato un ritorno all’indietro, in termini di depauperamento, di oppressione fiscale, di leva obbligatoria portata a sette anni, di distruzione dell’esistente senza costruire nulla. L’emigrazione è diventata dopo il 1860 un fenomeno dilagante. Ma di questo, gli “storici” non amano parlare. Per non contare i soldi trafugati dai “fratelli” piemontesi. C’è da riflettere e non poco. Ps: Grazie anche per il contributo originale che ha dato alla scoperta di GianBattista Falcone col bel volume che ha pubblicato circa 10 anni fa.

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